Il titolo di Lotta continua sulla morte di Anna Maria Mantini
4 Versioni
Nelle ore successive alla morte di Anna Maria Mantini, polizia e magistratura non riescono ad accordarsi su una spiegazione plausibile. Le versioni si accavallano, si contraddicono, si correggono. Ogni nuova dichiarazione smentisce la precedente.
La prima versione è del procuratore Dell'Anno: colpo accidentale, la ragazza ha incastrato il braccio del vicebrigadiere Tuzzolino nello stipite della porta. Viene smentita quasi immediatamente dai funzionari della questura, che parlano invece di una colluttazione: «Una mossa falsa dell'agente ha fatto partire il colpo.»
L'Antiterrorismo fornisce una terza versione: Anna Maria ha tentato di estrarre la pistola e il vicebrigadiere si è difeso. Poi una quarta: non ha tentato di estrarla — l'ha estratta, si stava preparando a fare fuoco. Infine si torna alla prima: circostanze accidentali. È il questore Improta a chiudere la giostra, almeno per il momento.
Nel giro di poche ore, quattro versioni diverse dello stesso fatto.
Le cose che non tornano
La pistola di Anna Maria viene ritrovata nella borsetta. Non era stata estratta. Non c'era stata nessuna minaccia armata da parte sua.
Il cadavere era stato rimosso in fretta, senza sagomarne sul pavimento la posizione di caduta, come impongono i regolamenti e la prassi investigativa. Un dettaglio che complica qualsiasi ricostruzione successiva della dinamica.
Il proiettile l'ha colpita appena sotto lo zigomo sinistro, da una distanza di circa cinquanta centimetri. Una distanza che mal si concilia con la scena descritta dalla polizia — una colluttazione concitata sulla soglia, un braccio bloccato nello stipite, un colpo partito per caso.
I dubbi della stampa
Sullo svolgimento dell'azione i NAP e la sinistra extraparlamentare sono categorici:
Il comunicato di Nap
«Ieri, in un agguato teso dalla polizia, è stata uccisa a freddo la compagna Anna Maria. La volontà del potere di chiudere la partita con i compagni che si organizzano clandestinamente ha armato la mano dei killer di turno, che con la coscienza di uccidere ci ha privato di una compagna eccezionale.»
Comunicato di rivendicazione dei Nap
Anche Lotta Continua è dello stesso parere:
«La dislocazione stessa degli agenti dimostra non lo scopo di catturare la ragazza, bensì quello di ammazzarla.»
Lotta continua 9/7/1975
Se la reazione della sinistra, davanti a un'uccisione della polizia, era abbastanza scontata, risulta alquanto singolare un articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 luglio, posto in prima pagina a fianco della cronaca dell'azione.
L'articolo del Corriere Della Sera del 9/7/1975
«Gravi e inquietanti domande accompagnano la cronaca della morte di Annamaria Mantini, uccisa ieri a Roma. Qual è stata l'esatta meccanica del tragico episodio? La ragazza ha veramente compiuto il duplice, fulmineo gesto di tentar di estrarre la pistola dalla borsetta e di chiudere la porta? Il colpo mortale è partito proprio perché il braccio dell'agente era rimasto imprigionato tra un battente e l'altro? I NAP sono fuori del tessuto sociale del paese, e la scelta della clandestinità ne è la più chiara conferma. Ma proprio queste certezze inducono ad avanzare domande sulla fine di Annamaria Mantini. Perché rispunta la tesi di una morte per fatalità? Perché si sostiene che è stata la stessa, imprigionando il braccio dell'agente, a provocare il colpo che l'ha raggiunta alla testa? La difesa della legge ha forse bisogno di versioni ufficiali che mitigano la verità? Perché a un'opinione pubblica matura non si racconta tutto con precisione e con coraggio?»
Corriere della Sera 9/7/1975
Che perfino un giornale moderato come il Corriere senta il bisogno di chiedere la verità su quello sparo nella notte, fa capire come le contraddizioni fossero già troppo vistose per essere ignorate.
La dinamica esatta di quella notte, come spesso è accaduto in quegli anni, non è mai stata accertata con certezza. L'inchiesta del sostituto procuratore Dell'Anno, che aveva iscritto nel registro degli indagati, come atto dovuto, lo sparatore, il brigadiere Tuzzolino, fu presto chiusa.. Nessun indagato, nessun processo.