De Vuono l'esperto in sequestri
Pur essendo redatta dalla Commissione Antimafia, ed essendo denominata "Risultanze di un supplemento di acquisizioni investigative sull’eventuale presenza di terze forze, riferibili ad organizzazioni criminali, nel compimento dell’eccidio di via Fani", la relazione arriva a a parlare di criminalità dopo ben 48 pagine su un totale di 62.
La relazione si limita a citare le presunte rivelazioni di personaggi come Maurizio Abatino, Raffaele Cutolo, Licio Gelli, Mino Pecorelli, tutte più volte analizzate e sulle quali non ci pare il caso tornare tornare.
Buona parte della trattazione viene dedicata all'immancabile Giustino De Vuono indicato come colui che, inserito nelle Br, poteva:
assicurare la propria esperienza, tanto nell’uso delle armi da fuoco in condizioni difficili, quanto nella gestione dei sequestri di persona.
Relazione commissione antimafia, pag 61
Si torna poi a parlare della famosa firma che De Vuono lasciava sulle vittime. Fake new ampiamente smentita.
La fonte contessa
La relazione cita anche una nuova fonte confidenziale denominata "Contessa" "acquisita a seguito di autonoma attività di Polizia giudiziaria, durante i lavori della seconda Commissione Moro"
Tra le informazioni fornite dalla fonte c'è l'indicazione che:
"il penultimo luogo di detenzione dell’onorevole Moro sarebbe stato un locale situato nel ghetto ebraico in via dei Falegnami 63 – Via Sant’Elena 8 , collocato sopra un negozio – magazzino di tessuti. Il locale era stato affittato a due soggetti, individuati in una coppia già emersa in passato per la vicinanza alle Brigate Rosse e frequentata da un terzo soggetto, loro amico, anch’esso individuato, emerso durante le indagini sul materiale sequestrato il 18 aprile 1978 nel covo di via Gradoli. Infatti, nel covo era stata rinvenuta e sequestrata la chiave della sua vettura, una Jaguar. Il negozio di tessuti era di proprietà di due fratelli, di famiglia ebraica, pure identificati, ed il loro magazzino comunicava con il predetto locale;"
Relazione commissione antimafia, pag 49
Non ci sembra il caso di tornare in questa sede sulla presunta prigione di Moro nel Ghetto di Roma. E opportuno invece notare che, lo scopo delle informative dovrebbe essere quello di identificare, da parte della Magistratura, i presunti responsabili di atti criminosi ed assicurarli alla giustizia, non essere la base di fantasiose ricostruzioni.
Nel caso specifico sono stati identificati, nel lontano 2016, i due fratelli del magazzino, uno risulta anche interrogato, però a oggi e sono tanti gli anni di distanza non si conoscono i nomi e non risulta aperto alcun procedimento nei confronti di chi che sia.
la commisione rivaluta la P2?
Per concludere un ultima notazione, parlando di un'intervista di Licio Gelli rilasciata al Fatto Quotidiano, in cui il vererabile afferma: Moro sarebbe stato portato, la notte prima dell'esecuzione nel Ghetto, l'Antimafia scrive:
In un servizio pubblicato il 17 dicembre 2015 da « Il Fatto Quotidiano » in occasione della scomparsa di Licio Gelli, risaltava un articolo in cui, riportando una precedente intervista rilasciata dal capo della P2, questi faceva riferimento all’importanza di via del Governo Vecchio nella vicenda Moro. Infatti, in quella via « in un garage– affermava Gelli– all’angolo con via del Corallo, abbiamo messo Moro la notte prima di farlo ritrovare ucciso in via Caetani » È vero che Licio Gelli di per sé non è una fonte attendibile ed era proclive ad incrementare il disordine informativo ed a generare piani di depistaggio su molti fatti che hanno segnato la vita pubblica del Paese. Ma, nel contempo, quello che egli afferma nelle più diverse circostanze non è mai casuale ed integra un messaggio diretto a qualcuno che possa in ipotesi interpretarlo. [...] In questo caso, quanto affermato nell’intervista potrebbe provenire da qualche informazione ottenuta dall’interno del Comitato che si occupava della liberazione di Moro. Ne facevano parte, come noto, molti piduisti
Relazione commissione antimafia, pag. 50
Purtroppo non siamo riusciti a risalire alla citata intervista a Gelli, ma appare del tutto incredibile che Gelli abbia ammesso che ha gestire la morte di Moro, dichiarando in prima persona « in un garage all’angolo con via del Corallo, abbiamo messo Moro la notte prima di farlo ritrovare ucciso in via Caetani ». Davanti ad una affermazione di colpevolezza del genere sarebbe sicuramente partita un'indagine della Procura, cosa che non risulta assolutamente.
La commissione nel furore di perseguire la sua tesi non si pone limiti, come acquisire notizie decisamente farlocche e rivalutare personaggi del tutto inaffidabili.
Come Gelli che " non è una fonte attendibile" creava "disordine informativo" faceva "piani di depistaggio" però se dice una cosa che piace allora bisogna tenerne conto.
Per non parlare dall'informativa "contessa" fornita dalla guardia di Finanza e su cui la commissione pronuncia una di quelle sue frasi apodittiche e del tutto opinabili:
esse provengono dalla Guardia di Finanza, che non si occupa di regola di terrorismo. Questa circostanza la rende in qualche modo più attendibile, essendo difficile che essa fosse suscettibile di inquinamenti.
Relazione commissione antimafia, pag. 56
Peccato che i commissari si dimentichino che chi da le informazioni è il Comandante Generale della Guardia di Finanza, il Gen. Giudice, che risulterà iscritto alla P2.
Che sia in atto una rivalutazione di Gelli e della sua Loggia?