Non si distrugge con la verità una bella storia.
Chiaramente in una relazione sulla vicenda Moro che si rispetti, non può mancare un capitolo dedicato alla moto Honda. Margrado che il maggior risultato della commissione Moro 2 sia stato di accertare inequivocabilmente che i brigatisti non colpirono il motorino di Alessandro Marini. Cancellando così la prova certa della partecipazione dell'Honda all'agguato, La commissione antimafia insiste.
Del resto, come dice un detto del giornalismo inglese "non permettere ai fatti di distruggere una bella storia". i commissari fanno di tutto per tenere in piedi la storia della Honda e presentano ben 7 testimoni che proverebbero il ruolo operativo della Honda.
I sette testimoni
I testimoni citati dalla commissione sono: Moschini, Nucci, Barbaro, Di Chiara, Guglielmo, Marini e Intrevado Analizziamo le loro testimonianze:
Moschini, fu interrogato il giorno stesso dell'agguato nella sua deposizione afferma:
Verso lo ore 9,05 di oggi, percorrevo Via Stresa proveniente da Via della Camilluccia a bordo della mia autovettura Fiat 500 giunto allo stop fra Via Stresa e Via Mario Fani, notavo di fronte al bar Olivetti angolo Via Stresa due avieri con il cappotto ed il berretto in capo che erano fermi sul marciapiede con accanto una moto Giapponese di colore bordò metallizzato mi sembra che sia una Honda o 125 oppure 350,
Testimonianza di Luca Moschini, 17/03/1978, CPM1, vol. 30, pag. 7
Risentito dalla commissione antimafia dopo 40 anni, conferma di aver visto una moto ed aggiunge:
Inoltre, sempre mentre transitavo ho notato nella parte davanti al bar Olivetti che dà su via Stresa una motocicletta ferma sul suo cavalletto con al posto di guida un altro giovane vestito da aviere come gli altri. Relazione commissione antimafia pag. 44
Ora abbiamo una testimonianza fatta il giorno stesso dell'agguato in cui è chiaramente specificato che gli avieri sono due e stanno soltanto accanto alla moto Honda, ciò può essere un fatto del tutto casuale e non indica nessun rapporto diretto tra gli avieri e la moto.
Nella dichiarazione fatta a 40 anni di distanza l'aviere diventa uno solo, in compenso è a cavalcioni della moto.
Quale testimonianza sceglie la commissione? Chiaramente quella resa dopo 40 anni. Dimenticandosi della diversità non citando la prima testimonianza e che la moto non è blu o di colore scuro come affermano Marini e Intrevado ma bordò,
Chiaramente essendo le dichiarazioni musica per le orecchie dei commissari, la relazione riempie di elogi gratuiti Moschini:
Moschini, all’epoca dei fatti studente universitario di Medicina ed ora medico specialista in un ospedale in provincia di Bergamo, è un testimone di elevatissima attendibilità che ha sempre conservato vivido il ricordo di quanto aveva visto. ibid.
Come spiegare la differenza tra la prima e la deposizione dopo 40 anni. Ovvio la colpa è delle forze di polizia che non hanno approfondito la dichiarazione di Moschini. Approfondire cosa, i dubbi sorti anni dopo nelle ricostruzioni dietrologiche?
Infine bisogna dire che Moschini vede la moto alle 9.05 quindi molto prima dell'agguato. A riprova di ciò la notizia della strage la apprende quando arriva al Policlinico per seguire una lezione.
Barbaro, il famoso uomo dal cappotto di cammello, nell'intervista a Sassoli afferma:
Ancora una volta la commissione fa un sapiente lavoro di taglia e cuci.Stavo uscendo di casa e prima della curva mi sono fermato perché ho sentito sparare dopo di che dopo un pò di tempo non sentendo più niente,sono sceso giù, nel frattempo però nel scendere ho visto passare una macchina blu, una macchina scura, seguita più o meno ad una certa distanza da una moto.
Stavo uscendo di casa aveva visto « passare una macchina blu, una macchina scura seguita più o meno ad una certa distanza da una moto
ibid. pag. 42
la commissione si limita a riportare che Barbaro ha visto passare la moto Honda omettendo che l'avvistamento è avvenuto in via Stresa,. quindi non sul luogo dell'agguato. La moto potrebbe essere passata per caso in via Stresa e la vicinanza con l'auto blu potrebbe essere del tutto casuale e in ogni caso non prova affatto la sua partecipazione all'agguato.
Gherardo Nucci, è colui che scatta "le famose foto scomparse" nella sua dettagliatissima testimonianza, resa nel dicembre del 1978, afferma:
Nel momento in cui stavo girando dalla via Stresa per imboccare la via Maria Fani nel senso della salita, ho notato un giovane, che fermo, in mezzo alla strada, mi intimava di proseguire rapidamente verso via Stresa (…) proseguii, come ingiuntomi per la via Stresa ma fermai la macchina pochi metri dopo e ritornai a piedi sul luogo dove avevo visto quella scena. Quando raggiunsi il luogo indicato , mi resi conto che verosimilmente da pochi minuti o addirittura pochi istanti era avvenuta una strage.
Verbale Questura di Roma 13/12/1978 in CPM2, vol. 3, pag. 852
E' chiarissimo che Nucci arrivi sul luogo della strage quando questa è già avvenuta, tanto che viene bloccato ed invitato a girare per via Stresa. Solo dopo aver parcheggiato torna in via Fani, quindi sicuramente molti minuti dopo l'agguato.
Nel 1998, però, a vent'anni di distanza, cambia totalmente il suo racconto affermando di aver assisto all'azione ed aver visto una persona salire a bordo di una motocicletta, guidata da un’altra persona, che si allontanò dirigendosi in via Stresa, direzione Trionfale.
Manco a dirlo la commissione riferisce solo di questa ultima dichiarazione sorvolando disinvoltamente sulle incongruenze rispetto alla dichiarazione resa solo 6 mesi dopo i fatti.
Giovanni De Chiara è stato ascoltato dalla 2° commissione Moro per la prima volta dopo 38 anni. Purtroppo, come per l'altro teste, Gugliemo, non sono rintracciabili gli originali delle testimonianze, dobbiamo per tanto affidarci a quanto riportato dalla commissione, De Chiara afferma:
di aver udito colpi di arma da fuoco e di aver visto allontanarsi a sinistra, su via Stresa, una motocicletta con a bordo due persone, delle quali una aveva sparato verso qualcuno.
1° relazione CM2, pag.88
Ora se ha solo udito dei colpi di arma da fuoco come fa ad attribuirli alla persona sulla moto Honda?
Non sappiamo se l'incongruenza è nella testimonianza o nel sunto fatto dalla commissione. Occorre comunque rilevare che confordere la vista con l'udito sembra essere una caratteristica delle commissioni sul caso Moro .(vedi Il quinto sparatore).
Anche la Gugliemo afferma di aver assistito all'azione, aver visto caricare una persona su un auto e visto la moto Honda seguire l'auto verso via Stresa.
Anche qui abbiamo quanto affermato nella 1° relazione della 2° commissione Moro,
La signora Guglielmo quindi scorse alcune persone che spingevano un uomo dentro un’auto, che partì immediatamente, e vide partire anche una motocicletta di grossa cilindrata; l’auto andò nella stessa direzione della motocicletta che l’aveva accompagnata, dirigendosi da via Fani in direzione opposta verso via Stresa. La motocicletta aveva a bordo due persone; il passeggero aveva capelli di colore scuro, con una pettinatura a chignon e un boccolo che scendeva e pertanto la signora Guglielmo ritiene che fosse una donna.
La teste ha, altresì, riferito di aver ritrovato nel giardino dell’abitazione, due o tre ore dopo la strage, una fotografia Polaroid raffigurante due persone su una motocicletta e di averla consegnata ad una persona in abiti civili, di cui non ricorda altri dettagli. Ha specificato che le persone ritratte nella fotografia erano due giovani, un uomo e una donna, dei quali si vedevano chiaramente i volti sebbene indossassero il casco.
1° relazione CM2, pag.108
Di Eleonora Guglielmo non ci sono verbali nel 1978 perché non si presentò a testimoniare. In compenso era una delle persone più loquaci con i giornalist presenti in via Fani, le sue dichiarazioni sono infatti riportate da diversi quotidiani.:
Riportiamo una parte dell'articolo pubblicato da Il Tempo del 18 marzo:
E.G., (non vuole dire di più) si sporge dall'inferriata del giardino dello zio vogliosa di parlare.[...] «Se ero nella doccia, mi avrebbero preso,. Ma mi trovavo a letto. La sera prima ero andata a ballare. Adesso ci andrò sempre. Mi sono messa una camicia ed i pantaloni e sono arrivata da questa parte del giardino. Ero arrabbiata, perché pensavo che fossero dei ragazzini con i petardi. Poi mi sono resa conto e sono scappata. Ho visto i due sulla moto, la donna con lo chignon; lo ha portato via a spintoni uno vestito con qualcosa di chiaro e quello che poi era steso in terra non c'era ancora. E' durato un bel po' di minuti mica pochi secondi.[...] Alcune parole, sia pure nella confusione e nel frastuono, sarebbero risuonate distinte: «Quello no! Acchiappalo! Lasciatemi, lasciatemi! Achtung».
E.G. è presa dal ruolo inatteso di detective: «Un bossolo l'ho trovato io, la scientifica nemmeno se ne era accorta. Con questa diapositiva che ho rinvenuto poco fa nel giardino. Vuole vederla?». A colori, un lui con casco ed una lei molto bella su una motocicletta. «Ma la motocicletta mi pareva un 'altra» Il Tempo 17 marzo 1978.
Come si vede la Guglielmo dice tutto e di più. Quando sente i colpi sta a letto. Ha il tempo di vestirsi e uscire in giardino e riesce a vedere gran parte dell'azione,sente parlare, solo lei, i terroristi in tedesco, a bordo della moto vede una donna con lo chignon, afferma che, quando viene prelevato Moro, Iozzino ancora non è stato ucciso, infine afferma che è meglio dire che non ho visto nulla ma parla con tutti i giornalisti.
Riepilogando i fatti abbiamo due testimoni Moschini e Nucci che a distanza di decine d'anni cambiano totalmente la loro versione. Tre testimoni Moschini Barbaro e De Chiara che vedono solo la moto. Moschini prima dell'agguato, Barbaro in una via limitrofa, De Chiara che vede una moto passare in via Fani, ma non può certificare ( malgrado i goffi tentativi della commissione) il suo ruolo . Tre testimonianza che certificano la presenza di una moto Honda nei pressi di via Fani, ma che non aggiungono nulla alla sua partecipazione all'azione.
Infine abbiamo la Guglielmo, una teste sentita dopo 40 anni e dalla mente piuttosto fantasiosa.
Restano solo due testimoni che assistono all'agguato e vedono la moto Honda. Marini ed Intravado. Delle loro testimonianze ed incongruenze abbiamo ampiamente parlato in La moto Honda e il motorino.
Come detto all'inizio la moto Honda è uno dei cardini della dietrologia, e quindi anche se la prova principe della sua participazione all'azione è miseramente caduta durante i lavori della 2° commissione Moro, con l'ammissione dello stesso Marini del proprio errore, si continua a riproporre la bella storia della moto Honda.