L'audizione di Franco Bonisoli

Franco Bonisoli, uno dei protagonisti dell'azione di via Fani, dopo tanti anni ha accettato di tornare a parlare della vicenda Moro. L'audizione, di cui al momento non si ha lo stenografico, è stata giudicata dai Commissiari antimafia, alquanto deludente. Le diverse considerazioni su persone che hanno avuto lo stesso percorso di pentimento..
[Descrizione immagine]

Bonisoli, L'uomo dal grilletto facile?

Alla figura del brigatista che spara con L'Fna 49 colpi, da molti indicato in Franco Bonisoli, AnniAffollati ha già dedicato due articoli "Il brigatista dal grilletto facile" e "I 49 colpi dell'Fna" a cui si rimanda per approfondimenti. In questa sede ci limiteremo ad esaminare quanto esposto dalla relazione della Commissione Antimafia.

Come abbiamo più volte detto, per i commissari in via Fani c'era un quinto sparatore che intervenne nel momento della difficoltà ed uccise l'agente Iozzino.

Ciò è in contrasto con quanto affermato da Morucci e Moretti che indicano in Franco Bonisoli colui che spara a Iozzino. Mario Moretti afferma che Bonisoli, dopo l'inceppamento del mitra, uccise Iozzino con la pistola, confermando la versione fornita da Valerio Morucci nel suo memoriale.

Oggi sappiamo che queste versioni non sono vere. Le perizie hanno accertato che, ad uccidere Iozzino, non è stata una pistola ma il mitra dei 49 colpi.

La relazione della commissione antimafia su questo punto è categorica

Valerio Morucci prima e Mario Moretti poi hanno volontariamente diffuso una versione falsa in merito all’uccisione dell’agente Raffaele Iozzino. Rileva dunque domandarsi perché i due capi brigatisti « falsifichino », in sintonia tra loro, il comportamento di Bonisoli, e perché vogliano far credere che Bonisoli abbia ucciso Iozzino con la sua pistola calibro 7.65

Relazione commissione antimafia, pag. 21

Il giudizio della commissione è categorico: Morucci e Moretti hanno mentito volutamente per coprire un’altra modalità sull’uccisione di Iozzino. Tanta sicurezza, nello smentire i br, non si basa su prove, ma soltanto su proprie supposizioni.

Sulla versione di Morucci e Moretti chiaramente si possono avere opinioni diverse. Bisogna però notare che l’azione è fulminea e che sia Moretti che Morucci sono impegnati ad eseguire il proprio compito non certo ad osservare quello che fa Bonisoli.

Moretti non assiste direttamente all’azione perché è all’interno della 128 che blocca il convoglio, quindi l’azione qualcuno, Bonisoli od altri, deve avergliela raccontata.

Più interessante parlare della ricostruzione di Morucci, anche per capire l’agire della commissione. Citando quanto riportato da Morucci nel memoriale la commissione scrive:

« Molto probabilmente il B.R. n. 8, cioè Bonisoli, che era l’ultimo verso l’alto dei quattro avieri, dopo l’inceppamento del suo mitra, ha sparato con la sua pistola contro l’agente Iozzino ».

Relazione commissione antimafia, pag. 20

Quella riportata dalla commissione non è però la frase completa sul memoriale, infatti si legge:

A seguito di alcune risultanze dei rilievi effettuati in via Fani bisogna aggiungere che molto probabilmente il bierre 8 cioè Bonisoli che era l'ultimo verso l'alto dei quattro avieri dopo l'inceppamento del suo mitra ha sparato con la sua pistola contro l'agente Iozzino aiutato in questo forse anche da Gallinari.

Memoriale Morucci, pag. 31

Come si vede Morucci non racconta quello che ha visto, la sua è solo una deduzione in base ai rilievi scientifici. Chissà perché la frase "A seguito di alcune risultanze dei rilievi effettuati in via Fani bisogna aggiungere che ...", che chiarisce la natura dell'affermazione di Morucci, scompare inopinatamente dalla citazione della commissione

Il giudizio su Bonisoli

Il 4 febbraio 2022 Franco Bonisoli viene ascoltato dalla Commissione Antimafia. Purtroppo, ad oggi, il testo dell'audizione non è stato pubblicato, pertanto ci dobbiamo basare su quanto presente nella relazione.

In premessa si accenna al percorso effettuato da Bonisoli negli anni:

Da tempo, Bonisoli ha finito di scontare la pena e nel panorama degli ex terroristi si colloca come una persona del tutto « recuperata » e lontana dall’ideologia di quegli anni. Partecipa infatti, come risulta dalle iniziative visibili nelle fonti aperte e come egli stesso ha riferito, a incontri con giovani sulle tematiche della reintegrazione nella società civile, del rifiuto della violenza e del perdono e ha avuto un dialogo e uno stretto rapporto con Agnese Moro, Vittorio Bachelet e i familiari di altre vittime.

Relazione commissione antimafia, pag. 38

Alcune pagine dopo la commissione riguardo le dichiarazioni di un'altra br afferma:

Può escludersi che quanto riferito da Fulvia Miglietta non corrisponda al vero. [...]Questo alla luce della successiva sua profonda crisi di carattere morale e religioso che, di per sé, appare incompatibile con ricostruzioni artefatte.

Relazione commissione antimafia, pag 52

Evidentemente la commissione valuta il percorso morale delle persone in base a quanto le loro dichiarazioni corrispondano alla sua tesi.

Mentre per la Miglietta la crisi morale è una prova certa della sincerità delle sue dichiarazioni, per Bonisoli lo stesso pentimento non ha nulla a che fare con la credibilità delle sue affermazioni. Nella relazione della commissione infatti è un susseguirsi di giudizi negativi sull'audizione.

senza voler con questo esprimere alcun giudizio sulla persona sentita e sul suo percorso personale. Bonisoli, infatti, nello sviluppo dell’audizione, a fronte delle domande sui diversi eventi e circa i singoli momenti di quel 16 marzo, ha svolto quasi sempre affermazioni nebulose ed evanescenti, fornendo precisazioni relative ad alcuni particolari che sono state modificate o ritirate nel corso di successive risposte

Relazione commissione antimafia, pag 38

Nel giudizio non si tiene conto di un fatto importante, Bonisoli si è presentato spontaneamente all'audizione ( molti tra ex terroristi e magistrati non hanno risposto, come loro diritto alla convocazione) e dopo molti anni ha deciso di tornare a parlare della vicenda Moro. Che senso a ad oltre 40 anni di distanza dagli eventi, tornare volontariamente sull'argomento per raccontare bugie.

Un'audizione deludente

Il giudizio espresso sulla deposizione di Bonisoli, forse rivela ancora una volta il modo di lavorare della commissione:

l'esito dell’audizione è stato alquanto deludente

Relazione commissione antimafia, pag 38

Il termine deludente è abbastanza chiaro, si resta delusi se ciò che succede non corrisponde alle aspettative. Ed è chiaro che la commissione rimane delusa perchè dall'audizione di Bonisoli non emergono fatti che possano confermare le proprie convinzioni precostituite. I giudizi negativi su Bonisoli non sono dati da una analisi serena delle sue dichiarazioni, ma dal fatto, si potrebbe dire dal dispetto, che non corrispondano a quanto atteso.

C'è poi la dichiarazione di Bonisoli riguardo il cambio di caricatore che infastidisce ancor di più la commissione. Se vera, l'affermazione di Bonisoli ,infatti, risolverebbe l'annoso problema dei 49 colpi e annullerebbe ogni ipotesi di quinto uomo. Al cambio di caricatore abbia dedicato un articolo apposito.

Delusa ed indispettita la commissione non può fare a meno di rivolgere a Bonisoli un invito finale a:

fornire, non certo in sede giudiziaria ma comunque in una sede pubblica rivolta alla ricerca della verità, una versione più completa e credibile di quanto accaduto a via Fani e del suo contributo all’aggressione al corteo di auto su cui viaggiava il presidente Moro.

Relazione commissione antimafia, pag. 41

Praticamente si invita Bonisoli ad uniformarsi alle tesi sostenute dalla commissione e dalla dietrologia tutta.

Lascia un commento