Via Gradoli: spiriti e allagamenti

Via Gradoli è uno dei capitoli più intricati dell'intera vicenda Moro. La mancata perquisizione del 18 marzo, il ticchettio sospetto segnalato dai vicini, il biglietto consegnato alla polizia e poi misteriosamente sparito, la celebre seduta spiritica del professore Romano Prodi, fino alla scoperta del covo brigatista per una banale perdita d'acqua.

Come via Fani, anche via Gradoli è diventata nel tempo una strada popolata di fantasmi, ipotesi, ombre e scenari alternativi che si sono sovrapposti ai fatti accertati. Anche qui, però, molti dei presunti misteri si rivelano all'esame dei documenti poco più che ipotesi.

AnniAffollati prova a fare chiarezza, rileggendo i documenti e separando i fatti accertati dalle suggestioni.

Adriana Faranda e Valerio Morucci

La prima base delle Br a Roma

All'inizio del 1976 Mario Moretti, presentandosi come l'Ing. Mario Borghi, prende in affitto un appartamento in via Gradoli nella zona nord di Roma. L'immobile del civico 96 interno 11, diventa la prima base delle Br a Roma.

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Il controllo del 18 marzo

La mattina del 18 marzo cinque poliziotti iniziano a suonare alle porte dello stabile di via Gradoli 96. Perché hanno scelto quel palazzo e perché in mancanza di una risposta non hanno sfondato la porta? Ripercorrendo gli atti processuali si chiariscono molti interrogativi.

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Un ticchettio nella notte

Durante la prima perquisizione di via Gradoli l'inquilina a fianco del covo Br, Lucia Mokbel, segnala alla squadra di poliziotti di aver sentito nella notte un ticchettio identificato come segnali Morse. Da dove giunge quel rumore? Le dichiarazioni della Mokbel e l'ennesimo falso mistero.

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Il biglietto fantasma

Quando il 18 marzo i poliziotti suonano a casa di Lucia Mokbel, la donna, secondo la sua testimonianza, parla di strani ticchettii ascoltati nella notte e consegna agli agenti un biglietto. Del biglietto, però, non c'è traccia e gli agenti negano di averlo ricevuto

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La seduta spiritica

Domenica 2 aprile, un gruppo di professori dell'università di Bologna gioca alla seduta spiritica. Viene posta la domanda sul luogo della prigione di Moro e il piattino risponde: Gradoli. La segnalazione di Romano Prodi. Il biglietto di Zanda. La perquisizione a Gradoli. I dubbi sulla seduta. Le dichiarazioni della vedova Moro e di Tina Anselmi.

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L'allagamento e la scoperta

Il 18 aprile 1978, ricorrenza del primo voto dell'Italia Repubblicana, è un giorno complicato. Mentre arriva il 7° comunicato delle Br — che si rivelerà falso — che annuncia la morte di Moro, in via Gradoli, a causa di una perdita d'acqua, viene scoperto il covo delle Brigate Rosse. Le testimonianze dei protagonisti.

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La scopa inutile

La scoperta del covo di via Gradoli, avvenuta grazie a un'infiltrazione d'acqua, secondo parte della pubblicistica sarebbe una messa in scena attuata dai servizi. A provarlo ci sarebbe la posizione della doccia poggiata su una scopa. Ciò è vero o è soltanto l'ennesima invenzione della dietrologia?

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