LE LETTERE DI MORO - non RECAPITATE
Lettere a Maria Fida Moro e Demetrio Bonini
Maria Fida è la figlia maggiore di Aldo Moro. Demetrio Bonini è suo marito.
Testo lettera 1
Ritrovata il 9/10/1990 nella base Br di via Monte Nevoso
Carissimi Maria Fida e Demi,
casa, figli amati vi riscrivo, nel forte dubbio che le mie precedenti lettere di addio siano state, chissà perché, sequestrate. Volevo dirvi (ed ora ve lo dico, purtroppo, meno bene) tutto il mio amore, tutta la mia stima, tutto il legame con voi.
Vi ho già detto che con Luca mi avete dato la cosa più grande della mia vita, quella che più angoscia lasciare. Lo terrò stretto a me fino all'ultimo istante, sperando che non gli resti il segno di questa vicenda ma che, misteriosamente, l'amore rimanga.
So la fragilità di Fida che ha bisogno di essere aiutata. Ho cercato di farlo con più gioia che sia dato immaginare. Ma ora occorrono altri e da tutti invoco questa collaborazione. Anche tu Demi caro, che già fai tanto, stai in questa circostanza più vicino a tuo figlio, tienilo fra le braccia come lo terrei io, riversa su di lui il tuo amore.
Camminate per la vostra strada diritti e saggi, ora che i tempi si fanno sempre più difficili. Fida ricordi il mio amore dal primo istante, la cura infinita e confidente, il desiderio di aiutarla sempre. Siate uniti nell'amore e nella famiglia, senza alcuna distrazione. Non c'è cosa più grande di questa.
Che Iddio vi benedica dal profondo, vi tenga stretti a me e tra voi.
Un tenerissimo abbraccio dal vostro Papà.
Aldo
Ricorda quella piccola dichiarazione creditoria. P.S. Mi consola pensare che, prendendo io quel che sta per arrivare, lo scanso agli altri, lo scanso a Luca e Luca potrà star bene. E questo è l'essenziale. Baciatelo tanto per me e forte forte, ciao a voi altri. C'è tutto tra la nostra storia e la storia.
Testo lettera 2
Ritrovata il 9/10/1990 nella base Br di via Monte Nevoso
Mia carissima Agnese,
so che tu sei tanto forte e brava. Perciò ti posso parlare con coraggio, mentre vedo ogni momento più cadere le speranze. Ti ho voluto e ti voglio tanto bene, dolcissima Agnesina, che ho concorso a tirar su, con il suo chilo e ottocento grammi, dosando goccia goccia con il cucchiaino il latte che non potevi succhiare.
Sì qualche volta ti sarai un po' irritata con me; ma sai bene che l'amore è stato continuo ed infinito, che ti ho atteso ogni sera pieno di angoscia finché non ti vedevo, che ti ho seguito nel tuo studio, nel tuo lavoro (nel quale occorre perseverare), nelle tante cose intelligenti e vive che andavi creando. Ed ho cercato di seguirti e secondarti in ogni tuo desiderio.
Ora è probabile che noi siamo lontani o vicini in un altro modo. Ebbene, credimi che ti sono vicino più che mai, che ti stringo forte a me, che desidero per te pace e felicità. È inutile che ti raccomandi la famiglia, la mamma, il carissimo Luca. Dagli tu l'amore e l'appoggio che io non gli potrò dare, ritraine tu la gioia dolcissima degli occhietti vispi e della profonda bontà.
Questa è ora la mia pena più acuta, la mia angoscia mortale. Finché sarà necessario sostituiscimi. Gioisco nel ricordarti piccola, sulla gamba del cuore con il dott. Tani del tuo libriccino di bimba.
Ti amo tanto, Agnesina carissima e ti ringrazio del tuo sorriso sempre così largo e della tua dolce carezza alla sera. Una tua carissima lettera da Helsinki per me è a Bellamonte, nell'armadio della stanza matrimoniale in alto o forse nel taschino del mio pullover nero. Non la perdere: mi è cara. Ti abbraccio forte forte e ti benedico con tanti auguri e tanta speranza.
Papà