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Lettera a Flaminio Piccoli

Recapitata il 29 aprile 1978 | Divulgata Sì

La lettera fu consegnata a Piccoli da Sereno Freato, collaboratore di Moro, la mattina del 29 aprile nella sede del gruppo parlamentare Dc alla Camera. Secondo le intenzioni di Moro la lettera, insieme a quelle per Pennacchini e Dell'Andro, doveva essere consegnata a Don Mennini come si legge nel messaggio inviato al sacerdote ma non recapitato. Moro scrisse un altra lettera a Piccoli facente parte del gruppo da consegnare a Maria Luisa Familiari. Le Br però inoltrarono solo questa, scritta probabilmente dopo il 23 Aprile, preferendola alla precedente non recapitata.

Non divulgata durante il sequesto, fu pubblicata per la prima volta da "Il Corriere della Sera" il 13 settembre 1978.

Flaminio Piccoli esponente di spicco della Dc. Tra i leader della corrente dei "dorotei" fu spesso in contrasto con la linea politica di Moro. Durante il rapimento era presidente del gruppo parlamentare Dc alla Camera.

Lettera di Aldo Moro a Francesco Cossiga del 29 marzo 1978

Testo della lettera

On. Flaminio Piccoli Presidente Gruppo D.C.

occorrendo puoi parlare anche di me

Caro Piccoli,

non ti dico tutte le cose che vorrei per brevità e per l'intenso dialogo tra noi che dura da anni. Ho fiducia nella tua saggezza e nel tuo realismo, unica antitesi ad un predominio oggi, se non bilanciato, pericoloso. So che non ti farai complice di un'operazione che, oltretutto, distruggerebbe la D.C.

Non mi dilungo, perché so che tu capisci queste cose. Aggiungo qualche osservazione per il dibattito interno che spero abbia giuste proporzioni e sia da te responsabilmente guidato. La prima osservazione da fare è che si tratta di una cosa che si ripete come si ripetono nella vita gli stati di necessità. Se n'è parlato meno di ora, ma abbastanza, perché si sappia come sono andate le cose. E tu, che sai tutto, ne sei certo informato.

Ma, per tua tranquillità e per diffondere in giro tranquillità, senza fare ora almeno dichiarazioni ufficiali, puoi chiamarti subito Pennacchini che sa tutto (nei dettagli più di me) ed è persona delicata e precisa. Poi c'è Miceli e, se è in Italia (e sarebbe bene da ogni punto di vista farlo venire) il Col. Giovannoni, che Cossiga stima. Dunque, non una, ma più volte, furono liberati con meccanismi vari palestinesi detenuti ed anche condannati, allo scopo di stornare gravi rappresaglie che sarebbero poi state poste in essere, se fosse continuata la detenzione. La minaccia era seria, credibile, anche se meno pienamente apprestata che nel caso nostro. Lo stato di necessità è in entrambi evidente.

Uguale il vantaggio dei liberati, ovviamente trasferiti in Paesi Terzi. Ma su tutto questo fenomeno politico vorrei intrattenermi con te, che sei l'unico cui si possa parlare a dovuto livello. Che Iddio lo renda possibile. Naturalmente comprendo tutte le difficoltà. Ma qui occorrono non sotterfugi, ma atti di coraggio. Dopo un po' l'opinione pubblica capisce, pur che sia guidata. In realtà qui l'ostacolo è l'intransigenza del partito comunista che sembra una garanzia.

Credo sarebbe prudente guardare più a fondo le cose, tenuto conto del più duttile atteggiamento socialista cui fino a due mesi fa andavano le nostre simpatie. Forse i comunisti vogliono restare soli a difendere l'autorità dello Stato o vogliono di più. Ma la D.C. non ci può stare. Perché nel nostro impasto (chiamalo come vuoi) c'è una irriducibile umanità e pietà: una scelta a favore della durezza comunista contro l'umanitarismo socialista sarebbe contro natura. Importante è convincere Andreotti che non sta seguendo la strada vincente. E' probabile che si costituisca un blocco di oppositori intransigenti. Conviene trattare

Grazie e affettuosamente Aldo Moro

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