I nove comunicati delle BR durante il sequestro Moro - 1

Durante i cinquantacinque giorni del sequestro le Brigate Rosse emisero 9 comunicati con cui rivendicavano il rapimento, avanzavano le loro richieste e scandivano i tempi di una trattativa che non ci fu. Documenti freddi, ideologicamente carichi, che rappresentano l'altra voce di quella prigionia: il punto di vista dei carcerieri. Viene proposto anche il "falso" comunicato dove si annunciava la morte di Moro

Anni Affollati propone il testo integrale di ciascun comunicato, corredato dall'indicazione della modalità con cui fu ritrovato

Adriana Faranda e Valerio Morucci

Comunicato n° 1

18 marzo 1978 Le BR annunciano la cattura di Moro e la sua detenzione in un «carcere del popolo». Lo definiscono il massimo teorico del regime democristiano, responsabile di trent'anni di politica imperialista al servizio delle multinazionali. L'obiettivo dichiarato non è un gesto simbolico ma l'apertura di un processo popolare contro l'intera DC.

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Comunicato n° 2

25 marzo. Le BR ripercorrono tappa per tappa la carriera di Moro dal 1955 al 1978, indicandolo come il principale artefice della ristrutturazione dello Stato imperialista delle multinazionali. Denunciano la presenza in Italia di specialisti stranieri — SAS britannico, BKA tedesco, servizi israeliani e americani — come prova della subordinazione dell'Italia alle centrali imperialiste

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Comunicato n° 3

29 marzo. L'interrogatorio prosegue e Moro fornisce, secondo le BR, risposte «illuminanti» sui finanziamenti occulti, sui piani della DC e sui suoi legami con gli organismi imperialisti internazionali. Il comunicato teorizza la guerra di classe rivoluzionaria come unica risposta possibile alla controrivoluzione imperialista in atto nel paese.

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Comunicato n° 4

4 aprile. Le BR pubblicano la lettera autografa di Moro a Zaccagnini, nella quale il prigioniero chiama i vertici DC a condividere le responsabilità e accenna alla questione dei prigionieri politici. Le BR commentano la lettera e sviluppano la loro teoria sul passaggio dalla «pace armata» alla guerra civile, invitando il movimento a organizzarsi nel Partito Comunista Combattente.

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Comunicato n° 5

10 aprile. Le BR anticipano le dichiarazioni di Moro sull'ex ministro Taviani, dipinto come protagonista di giochi di potere e trame oscure. Ribadiscono che non esistono trattative segrete — «niente deve essere nascosto al popolo» — e invitano il movimento rivoluzionario a non fermarsi nonostante la durissima repressione in corso.

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Comunicato n° 6

15 aprile. Le BR dichiarano concluso l'interrogatorio. Non ci sono rivelazioni clamorose da fare: i proletari conoscono già il regime DC per averlo vissuto sulla propria pelle. Le informazioni raccolte verranno diffuse attraverso la stampa clandestina. La sentenza è emessa senza appello: Aldo Moro è colpevole e viene condannato a morte.

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Comunicato n° 7 (falso)

8 aprile.Un comunicato falso annuncia l'esecuzione di Moro e indica il lago della Duchessa come luogo deve è il corpo. Le ricerche non trovano nulla. L'autore è quasi certamente il falsario romano Tony Chicchiarelli, ucciso nel 1984. Lo scopo dell'operazione e i mandanti restano tuttora un mistero

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Comunicato n° 7

20 aprile. Le BR smentiscono il falso comunicato del 18 aprile, definendolo opera di Andreotti e dei suoi «specialisti della guerra psicologica». Allegata una nuova foto di Moro. Viene lanciato un ultimatum alla DC: rispondere entro 48 ore sulla liberazione dei prigionieri comunisti, pena l'esecuzione immediata della sentenza.

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Comunicato n° 8

24 aprile. Le BR giudicano evasiva la risposta della DC e pubblicano la lista dei 13 prigionieri comunisti la cui liberazione è l'unica condizione per salvare Moro: da Curcio e Franceschini a Notarnicola e Piancone. Respingono anche gli «appelli umanitari» di personalità religiose e borghesi, invitandoli a rivolgerli alla DC. L'ultimatum è esplicito e definitivo..

Adriana Faranda e Valerio Morucci

Comunicato n° 9

5 maggio.L'ultimo comunicato. Le BR registrano il rifiuto totale della DC e liquidano come «solo apparenza» la disponibilità di Craxi, che non ha mai affrontato il nodo reale dello scambio di prigionieri. Dopo 55 giorni, annunciano l'esecuzione della sentenza. «A parole non abbiamo più niente da dire alla DC. L'unico linguaggio che i servi dell'imperialismo hanno dimostrato di saper intendere è quello delle armi.»

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