Sull'onda del successo commerciale di "Easy Rider", anche la Metro-Goldwyn-Mayer modifica i propri indirizzi produttivi all'inizio degli anni Settanta. La casa dei grandi classici da "Via col vento" a "Cantando sotto la pioggia" scopre cinicamente il business della contestazione giovanile, finanziando progetti come "Zabriskie Point" di Michelangelo Antonioni, "Anche gli uccelli uccidono" di Robert Altman e, appunto, "Fragole e sangue" di Stuart Hagmann. Quest'ultimo, un esordiente con precedenti nel documentario televisivo, realizza nel 1970 una delle testimonianze più autentiche e sincere del movimento pacifista americano, tratta dal libro-diario di James Simon Kunen che aveva partecipato in prima persona all'occupazione della Columbia University nel 1968.
La vicenda dello studente Simon – inizialmente disinteressato alla politica e coinvolto nelle proteste soprattutto per conoscere ragazze – che progressivamente diventa uno dei protagonisti dell'occupazione universitaria contro la guerra in Vietnam, riflette perfettamente il percorso di radicalizzazione di un'intera generazione.
La Columbia University e "la dichiarazione delle fragole"
La rivolta della Columbia University rappresenta uno dei momenti culminanti del movimento studentesco americano. Tutto nasce dalle parole del preside Herbert Deane che il 24 aprile 1967 aveva dichiarato: "Un'università non è certo un'istituzione democratica. Sapere se gli studenti approvano o disapprovano una decisione per me conta tanto quanto sapere che gli piacciono le fragole". Una frase passata alla storia come "The Strawberry Statement" che dà il titolo al libro di Kunen e al film.
Il 4 aprile 1968, giorno dell'assassinio di Martin Luther King, Mark Rudd della Students for a Democratic Society interrompe la cerimonia commemorativa organizzata dal rettore Grayson Kirk denunciando l'ipocrisia di un'università che omaggiava King ma pagava le donne di servizio afroamericane meno del sussidio di disoccupazione, stava costruendo una palestra per soli neri ai margini di Harlem e finanziava ricerca bellica per la guerra in Vietnam. Pochi giorni dopo inizia l'occupazione che coinvolgerà il diciannovenne James Simon Kunen e centinaia di altri studenti.
La protesta degli studenti nel maggio 1978a alla Colombia University
In questa rivolta si intrecciano tutte le istanze del movimento: l'anti-autoritarismo, la lotta per i diritti civili, il pacifismo, la libertà della ricerca dai condizionamenti dei poteri forti. Un intreccio che caratterizzerà anche i movimenti studenteschi europei e italiani di quegli stessi anni, dalla Sorbona a Valle Giulia, creando una rete internazionale di contestazione che segnerà profondamente la storia della fine degli anni Sessanta e dell'intero decennio successivo.
Una regia frenetica per tempi convulsi
Dal punto di vista cinematografico "Fragole e sangue" non è un capolavoro tecnico, ma proprio la sua imperfezione contribuisce a renderlo autentico. Stuart Hagmann – che dopo questo film diresse solo altre due pellicole modeste prima di tornare definitivamente alla televisione – utilizza insistentemente movimenti vorticosi di macchina, zoom frenetici e un montaggio veloce che trasmettono efficacemente la tensione e la confusione di quegli anni. La sceneggiatura, scritta in dieci bozze successive dal drammaturgo Israel Horovitz, concentra l'attenzione sull'occupazione, tralasciando altre parti del libro di Kunen, e forse proprio questa essenzialità narrativa contribuisce a restituire il caos e il rifiuto delle regole propugnati dai giovani contestatori.
Il film venne ambientato a San Francisco e non a New York perché la Columbia University, temendo di vedere compromesso il proprio nome, negò ogni autorizzazione e fece pressioni perché la produzione non utilizzasse la vera location. Hagmann si vendicò scrivendo nei titoli di testa: "I produttori ringraziano la collaborazione della gente di San Francisco. Altre città si sono rifiutate di collaborare, forse ritenendo che le fragole siano irrilevanti".
Bruce Davison: Simon, Kim Darby: Linda, Bud Cort: Elliot
Il cast era composto da attori semidebuttanti: Bruce Davison nel ruolo del protagonista Simon, Kim Darby in quello dell'affascinante attivista Linda, ma proprio questa assenza di star contribuì a rendere il film credibile agli occhi del pubblico giovanile dell'epoca.
La colonna sonora della contestazione
Come in tutti i film sulla contestazione giovanile americana – da "Easy Rider" a "Zabriskie Point" – la musica ha un ruolo preponderante, quasi intrusivo, con un effetto di frammentazione del racconto tipo videoclip ante litteram. La colonna sonora di "Fragole e sangue" racchiude molti dei brani storici dei protagonisti della controcultura americana, dei sogni e delle disillusioni post-Woodstock. Sui titoli di testa e di coda risuona "The Circle Game" di Joni Mitchell nella versione di Buffy Sainte-Marie, mentre nel corso del film si alternano brani di Neil Young, David Crosby e dei Crosby, Stills, Nash & Young.
Crosby, Stills, Nash & Young al concerto di Woodstock
Ma è il finale a rimanere indimenticabile. Gli studenti attendono la repressione seduti in cerchio sul parquet del campo di basket, battendo le mani a ritmo di "Give Peace a Chance" di John Lennon, uno degli inni del movimento pacifista. Nel fumo dei gas lacrimogeni e nella selvaggia ferocia della Guardia nazionale si consuma l'epilogo: Simon si getta tra la polizia per salvare Linda ed Elliot mentre i manganelli si abbattono sui manifestanti inermi. Una scena che all'epoca suscitava nelle sale grande emozione e che oggi, dopo i cinquantacinque anni trascorsi e le tante violenze viste nel frattempo, lascia meno il segno.
Va notato che la canzone di Lennon uscì nel 1969, un anno dopo la vera occupazione della Columbia: gli studenti reali cantarono "We Shall Not Be Moved", canzone gospel e inno degli schiavi afroamericani divenuto simbolo delle lotte per i diritti civili. Ma la scelta di Hagmann di sostituirla con "Give Peace a Chance" si rivelò cinematograficamente azzeccata e contribuì a fare del film un manifesto generazionale.
Un documento per capire il Sessantotto globale
La scena finale del film Simon per difendere Linda si butta tra gli agenti
"Fragole e sangue" si aggiudicò il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 1970, nell'anno in cui la Palma d'Oro la vinse "M*A*S*H" e il Grand Prix Speciale della Giuria "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto". All'epoca il film ricevette critiche da destra per i temi raccontati e da sinistra – come quella di Brian De Palma – per aver mostrato in maniera edulcorata ciò che era stato vissuto pochi mesi prima. In Italia venne incomprensibilmente vietato ai minori di diciotto anni.
La palestra dell'università, in attesa della guardia nazionale i giovani cantano "Give Peace a Chance" di John Lennon
Pur non essendo un grande film dal punto di vista della tecnica cinematografica, "Fragole e sangue" rimane una delle pellicole più importanti per comprendere il clima del Sessantotto americano e, di riflesso, quello internazionale. Il movimento studentesco americano fu infatti il primo al mondo a organizzarsi: già nel 1960 alcuni studenti dell'Università del Michigan fondarono la Students for a Democratic Society, due anni prima di Berkeley e sei prima della Columbia. Queste esperienze sarebbero diventate modello per i movimenti europei: dalla Sorbona parigina a Valle Giulia a Roma, dal Free Speech Movement californiano alle occupazioni italiane, si creò una rete internazionale di contestazione che segnò profondamente la transizione tra gli anni Sessanta e Settanta.
Il vero Simon, James Simon Kunen, dopo gli anni della rivolta si laureò e divenne giornalista e avvocato. Scriveva nel suo libro: "Non mi piacciono il razzismo, la povertà e la guerra. Contro questi ultimi tre sto cercando di fare qualcosa". Parole che riassumono lo spirito di un'intera generazione, quella che in America protestò contro il Vietnam e per i diritti civili, e che in Italia avrebbe dato vita prima alle contestazioni studentesche e operaie, poi alla stagione dei movimenti e infine, tragicamente, agli anni di piombo.