Il patto Stato-BR: i presunti vantaggi dei brigatisti

Secondo una parte della pubblicistica e delle ultime Commissioni parlamentari, i brigatisti del caso Moro avrebbero ottenuto significativi vantaggi processuali e penitenziari in cambio di una "verità dicibile": una versione addomesticata del rapimento, funzionale a coprire le responsabilità dello Stato. Questa sezione analizza le leggi sui pentiti e dissociati, la legge Gozzini e i singoli percorsi giudiziari dei protagonisti, dimostrando come tutti i benefici siano stati concessi nel rispetto delle norme vigenti.

 

La verità dicibile

La verità dicibile

Le confessioni dei brigatisti sono false? Secondo una parte della pubblicistica i racconti dei protagonisti del rapimento Moro non sarebbero altro che una "verità dicibile" ovvero una versione dalla quale sarebbero state eliminate le parti compromettenti per gli apparati dello Stato e i partiti politici. In cambio di queste omissioni i brigatisti avrebbero ottenuto significativi vantaggi processuali e penitenziari.

La 1° legge su pentiti e dissociati

La 1° legge su pentiti e dissociati

Nel 1982 viene varata la prima legge relativa ai terroristi che si pentono e collaborano con lo Stato e con coloro che si dissociano dalla lotta armata. Di questa legge non usufruì nessuno dei brigatisti che gestirono il caso Moro. La legge del 1982 fu particolarmente benevola con i terroristi, arrivando a commutare l'ergastolo in una pena di soli pochi anni di reclusione effettiva.

La 2° legge sui dissociati

La 2° legge sui dissociati

Nel 1987 viene varata una nuova legge sulla dissociazione. Questa legge amplia il concetto di dissociato ma i benefici di legge sono di molto inferiori rispetto alla precedente del 1982. Malgrado si affermi che la legge fu uno dei frutti della "trattativa" solo 4 brigatisti del Caso Moro ne usufruirono: Morucci, Faranda, Bonisoli e Azzolini. Gli altri restarono su posizioni irriducibili.

La legge Gozzini

La legge Gozzini

La legge Gozzini, ispirata dalla nostra Costituzione, prevede benefici per i detenuti che mostrino chiari segni di ravvedimento. Varata nel 1986, quasi all'unanimità dal Parlamento, è ancora in vigore ed ogni anno in base ad essa vengono emessi migliaia di provvedimenti. Quasi tutti i brigatisti del Caso Moro hanno usufruito dei suoi benefici per permessi, semilibertà e libertà condizionale.

L'iter giudiziario di Faranda e Morucci

L'iter giudiziario di Faranda e Morucci

Su Adriana Faranda e Valerio Morucci autori del memoriale, prima ricostruzione brigatista del rapimento Moro, si concentrano le ipotesi riguardo eventuali favori concessi nel loro percorso giudiziario. Ricostruendo la loro storia processuale è chiaro che tutti i "benefici" concessi sono stati ottenuti in base alle norme vigenti, usufruendo di leggi applicate a centinaia di altri detenuti comuni.

L'iter giudiziario di Mario Moretti

L'iter giudiziario di Mario Moretti

Anche su Mario Moretti sono stati espressi dei dubbi riguardo il percorso carcerario. Si afferma infatti che in cambio del suo avvallo alla verità, costruita nel memoriale Morucci, avrebbe ottenuto significativi vantaggi. In particolare si fa riferimento al primo permesso premio ottenuto nel 1993 ed alla semilibertà concessa nel 1997. Anche in questo caso basta ricostruire l'iter giudiziario di Moretti per capire come gli appunti mossigli non sono altro che fake news.

Gli altri Br e la libertà condizionale

Gli altri Br e la libertà condizionale

Come Moretti tutti gli altri brigatisti che hanno gestito il rapimento Moro non hanno usufruito delle leggi sui pentiti e dissociati. Quindi sono stati giudicati con la legislazione normale. Condannati, tranne Etro e Maccari poi defunto, all'ergastolo hanno usufruito, dopo 26 anni di carcere, diminuiti degli sconti di legge, prima della libertà condizionale e dopo altri 5 anni dell'estinzione della pena.

Il buonismo dello Stato

Il buonismo dello Stato

I fautori della teoria della trattativa fanno rilevare anche un certo buonismo da parte dello Stato. I benefici accordati ai brigatisti sarebbero stati concessi in base alle norme vigenti, ma nell'applicarle, ci sarebbe stata una ingiustificata benevolenza nei confronti degli imputati, rei di crimini efferati. Il confronto con altri detenuti eccellenti dimostra come i provvedimenti siano stati in linea con le normali decisioni della magistratura.

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