Via Fani: la strada dei fantasmi - 3

L'agguato del 16 marzo 1978 sconvolse l'Italia. Nessuno si aspettava dalle Brigate Rosse un'azione così potente. Franco Piperno, leader di Potere operaio, definì l'agguato di via Fani "un'azione di geometrica potenza",

Cinque processi e quattro commissioni di inchiesta parlamentare hanno cercato di ricostruire l'attacco di Fani. Delle risultanze processuali, con decine di libri ed inchieste, si è contestato praticamente tutto dando vita ad un filone investigativo denominato "dietrologia" in cui si prospettano scenari ben diversi.

AnniAffollati, negli articoli che seguono, cercherà di rispondere, confrontando con il massimo rigore, le diverse nuove ipotesi con quanto emerso nei processi e nelle commissioni parlamentari.

Adriana Faranda e Valerio Morucci

Gladiatori e repubblichini

Di chi sono le due mini parcheggiate in via Fani la mattina del 16 marzo? Sono la prova del coinvolgimento dei servizi o solo dei semplici cittadini che hanno parcheggiato l'auto sotto casa? Alla luce delle ultime indagini svolte dalla nuova Commissione Moro, analizziamo questi nuovi improbabili fantasmi.

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La corsa dell'Alfasud

A che ora è arrivata in Via Fani l'Alfasud beige del dott. Spinella? Esistono veramente i testimoni che dicono di aver visto l'auto pochi momenti dopo l'agguato brigatista e cosa dice l'autista del capo della Digos? L'ennesimo, fasullo, fantasma di Via Fani.

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Via Massimi 91

La nuova Commissione di inchiesta parlamentare sul caso Moro ipotizza la presenza di una base brigatista nelle vicinanze del luogo dell’agguato. In particolare l’attenzione si posa su il complesso residenziale di Via Massimi 91. Ancora una volta però, le conclusioni della commissione, rivelando la sua impostazione “dietrologica” si basano su flebili indizi e contorti ragionamenti logici.

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