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Il caso Moro - Documenti


Il memoriale Morucci: l'azione di via Fani

Riproponiamo la parte del memoriale di Valerio Morucci con il racconto dell'agguato di VIa Fani.

Il memoriale, scritto da Valerio Morucci in collaborazione con Adriana Faranda negli anni del carcere, fu consegnato a suor Terisella Barillà.

La suora, nel 1990, invio il manoscritto di Morucci a Remigio Cavedon, all'epoca direttore del "Il Popolo", l'organo di stampa della Democrazia Cristiana. Cavedon, a sua volta, lo fece recapitare al Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Il quale, infine consegno il documento al magistrato competente Ferdinando Imposimato.

Nel memoriale Morucci, completa la ricostruzione dell'agguato rivelando, per la prima volta, i nomi dei componenti del commando brigatista.

superkiller


16 marzo 1978 :prima di via Fani

Sono arrivato a via Fani uscendo dall'appartamento che occupavo (in via Chiabrera a S. Paolo), assieme ad un bierre di altra colonna (Bonisoli) che era venuto a dormire da noi.

(Perché non e 'erano altre basi disponibili ed è quindi destituita di riscontri concreti ogni illazione su altre basi in cui sarebbe stato possibile spostare Moro da via Montalcini. Se ci fossero state delle basi di riserva, sarebbero certamente state usate per evitare che si desse nell'occhio facendo stare tre bierre in un appartamento.

Anche l'altro bierre "esterno", cioè Fiore, dormì appoggiato in un miniappartamento con un altro bierre della colonna romana, cioè Seghetti.

Né si può dire che questa eventuale base di riserva non poteva essere scompartimentata rispetto ad altri militanti, per dipiù "esterni", perché è quasi certo che proprio Bonisoli - in quanto unico altro membro del Comitato esecutivo che abbia partecipato all'azione di via Fani -fosse la persona che conosceva l'appartamento di via Montalcini nel caso fosse successo qualcosa a Moretti. Quindi avrebbe dovuto necessariamente conoscere il presunto appartamento di riserva, e lo poteva quindi usare per dormirci anziché sovraccaricare la base in cui eravamo io e la Faranda.)

Ci siamo spostati con la 127 bianca che era in mia dotazione, con targa e documenti duplicati da un 'auto appartenente ai servizi commerciali della Sip. I primi numeri di targa erano Roma R2... Con questa auto arrivammo nella zona retrostante il mercato di via Andrea Doria. Qui, lasciata la 127, prendemmo la Al 12 con la quale ci recammo direttamente in via Stresa.

Da qui, passando per una traversa, ci portammo in via Fani, oltre il giornalaio ridiscendendo poi verso l'incrocio con via Stresa dove arrivarono, separatamente, tutti gli altri. Il n. 1 (Moretti) arrivò in via Fani con la 128 blu assieme a

Barbara Balzerani e risalì a piedi, senza far alcun cenno e senza dare a vedere di conoscere gli altri, tutta via Fani controllando che tutti i componenti del nucleo fossero presenti.

Dr: La mattina del 16 marzo non ci fu alcun intervento nella Sìp. (Cioè non si intervenne in alcun modo per bloccare le comunicazioni telefoniche. È ovvio che dopo tutti i colpi sparati in via Fani, non si poteva certo pensare che fosse possibile bloccare in qualche modo l'allarme. È quindi molto probabile che il blocco dei telefoni sia stato soltanto conseguente all'ovvio sovraccarico delle lìnee.)

Dr: Non abbiamo mai fatto dei sopralluoghi in via Fani travestiti da netturbini (sarebbe stato pericoloso per il possibile incontro con netturbini "autentici "), né tanto meno sono state fatte prove di frenata con le auto impiegate nell'azione del 16 marzo, o con altre auto.

(Questa delle prove di frenata, o comunque di una prova generale effettuata in via Fani, è una delle tante dispersioni, causate da testi fantasiosi, dietro cui ci si può perdere. Dato che il passaggio di Moro in quell'incrocio poteva essere conosciuto dagli abitanti della via, dal giornalaio, dal fioraio, una prova del genere avrebbe significato compromettere tutta l'operazione. Ma andrebbe detto stante la pericolosità di effettuare prove su strade pubbliche, con le frenate brusche e tutto il resto, questa prova non venne effettuata su nessuna strada.

L'unica prova dell'azione fu compiuta nel giardino del villino di Velletri, una volta che si fu optato per quei tipo di azione in via Fani. I quattro che avrebbero sparato in via Fani si appostarono dietro una siepe del giardino, mentre l'auto di Seghetti e quella della Faranda, muovendosi dal cancello del villino fino al fondo del giardino, svolsero il ruolo dell'auto di Moro e di quella della scorta).

Dr: Ogni componente il nucleo arrivò in via Fani munito dell'arma da fuoco personale e del mitra. Ai due irregolari partecipanti all'azione le armi furono consegnate la mattina stessa del 16 marzo (da Seghetti).

L'azione di via Fani

Alle ore 8,45 del 16 marzo 1978, un gruppo composto da 9 bierre si portò all'incrocio tra via Fani con via Stresa disponendosi in varie posizioni, secondo il piano elaborato nel villino di Velletri dalla direzione della colonna romana e approvato dal Comitato esecutivo delle Brigate rosse. Io facevo parte di questo nucleo d'assalto.

Poiché non intendo fare i nomi degli altri 8 brigatisti ricostruirò le varie fasi dell'azione indicando i vari partecipanti alla stessa con numeri e sulla base di grafici eseguiti dall'ufficio e utili a descrivere i successivi momenti degli uomini e dei veicoli impegnati nell'azione.

Sul luogo dell'azione, la mattina del 16 marzo , erano presenti uomini e auto disposti nel modo seguente (partendo dalla parte alta di via Fani e scendendo verso l'incrocio fatale con via Stresa),

Un bierre, contraddistinto dal numero 1 (Moretti) era in via Fani con la Fiat 128 giardinetta (veicolo A) targata CD, sulla destra di via Fani subito dopo via Sangemini, venendo da via Trionfale e con il muso dell'auto in direzione dell'incrocio con via Stresa.

I bierre numero 2 e 3 (Loiacono e Casimirri) erano a bordo (della Fiat 128 bianca (veicolo B), sulla stessa parte di via Fani, poco più avanti della Fiat 128 targata CD.

La Fiat 128 blu (veicolo C) era posteggiata con una persona a bordo (bierre numero 4 - Balzerani) al lato opposto di via Fani, superato l'incrocio con via Stresa e in direzione contraria, con il muso dell'auto rivolto verso la direzione di provenienza delle auto di Moro.

Una quarta autovettura, la Fiat 132 blu (veicolo D) con un altro brigatista (il numero 5 - Seghetti) era ferma in via Stresa. parcheggiata contro mano sul lato sinistro, a qualche metro dall'incrocio di via Fani, con la parte posteriore verso l'incrocio, pronta a portarsi a retromarcia accanto alla 130 di Moro.

Una quinta autovettura (veicolo E), una Al 12 senza persone a bordo, era parcheggiata in via Stresa, sul lato destro della strada, a venti metri da via Fani, in direzione di via Trionfale.

Io ed altri tre brigatisti (rispettivamente i numeri 7, 8 e 9- Fiore, Gallinari, Bonisoli) eravamo dietro le siepi antistanti il bar Olivetti, situato ali 'incrocio tra via Fani e via Stresa.

L'azione si è sviluppata in questo modo.

Appena la Fiat 130 blu con Moro, seguita dall'Affetta, ha imboccato via Fani proveniente da via Trionfale, la Fiat 128 bianca largata CD condotta dal. bierre n. 1 (Moretti), si è immessa nella carreggiata e si è diretta verso l'incrocio via Fani-vìa Stresa.

Lo stesso bierre n. 1 (Moretti), dopo aver bloccato la 128poco prima dello stop, facendosi tamponare dalla Fiat 130 seguita dall'Affetta, è rimasto per qualche tempo quasifino alla fine della sparatoria sulla stessa auto che si è spostata in avanti a causa dei ripetuti tamponamenti da parte dell'autista del 130, che cercava di guadagnare un passaggio sulla destra, verso via Stresa.

La presenza casuale di una Mini Minar in via Fani, proprio ali 'altezza dell 'incrocio con via Stresa, può avere in parte contribuito ad impedire la manovra di svincolo della 130.

Dopo il tamponamento della Fiat 128 targata CD da parte dei-In 130 di Moro - a sua volta tamponata dall'Alfetta di scorta-si ì'posta dietro questa, trasversalmente rispetto alla strada, la 128 bianca con i bierre n. 2 e 3 (Loiacono e Casimirri), che avevano il compito dì bloccare il traffico da via Fani e rispondere entrambi ad eventuali attacchi delle forze di Polizia.

Nel frattempo il bierre n. 4 (Balzerani) disceso dalla Fiat 128 blu, parcheggiata dall'altro lato dell'incrocio, si è portato al centro dell 'incrocio di via Fani con via Stresa per bloccare il traffico proveniente dalle diverse direzioni.

Io e i bierre n. 7, 8 e 9 (dal basso Fiore, Gallinari e Bonisoli), portatici sulla strada, abbiamo sparato contro gli uomini della scorta di Moro, in modo da evitare che venisse colpito Aldo Moro.

Io ed il bierre n. 7 (Fiore) abbiamo sparato contro gli uomini a bordo della 130. I bierre n. 8 e 9 (Bonisoli e Gallinari) hanno sparato contro i tre uomini che erano sull'Alfetta di scorta.

Nell'azione si sono inceppate diverse armi tra cui lo Fna 43 in mio possesso e l'M12 in possesso di uno degli altri tre uomini (Fiore, che sparava anch'egli sulla 130).

In conseguenza dell'inceppamento della mia arma, per non intralciare gli. altri, mi sono portato verso via Stresa ed ho impiegato del tempo per disinceppare l'arma. Subito dopo sono tornato accanto alla 130 ed ho sparato altri colpi, ma l'auto era già ferma. Notai che il n. 1 (Moretti) non era ancora sceso dalla 128 CD. I bierre 8 e 9 (Gallinari e Bonisoli) usarono anche le pistole in loro dotazione, perché si incepparono anche i loro mitra.

Nel frattempo, il bierre 1 (Moretti), invece di portarsi al centro dell'incrocio, come previsto dal piano di attacco, per appoggiare (la Balzeranì) nella difesa dell'incrocio, si è portato accanto alla 130 di Moro e insieme ai bierre 7 ed 8 (Fiore e Gallinari) ha prelevato l'ostaggio e lo ha caricato sul sedile posteriore della Fiat 132, che nel frattempo, facendo retromarcia da via Stresa a via Fani, si era affiancata alla Fiat 130 di Moro.

Dopodiché, lo stesso bierre 1 (Moretti) è salito accanto all'autista (bierre n. 5 - Seghetti), mentre sul sedile posteriore ha preso posto accanto a Moro il bierre 7 (Fiore).

Caricato Moro, che fu coperto con un plaid, la Fiat 132 ha preso verso via Stresa in direzione di via Trionfale; i bierre 2 e 3 (Loiacono e Casimirri), risaliti sul 128 bianco che aveva sbarrato via Fani dietro l'Alfetta della scorta, hanno raccolto il bierre 8 (Gallinari) e si sono accodati alla Fiat 132, su cui Moro veniva portato via.

Il bierre 9 (Bonisoli) è salito sul 128 blu - che era rimasto fermo nella parte inferiore di via Fani con il muso rivolto verso l'incrocio con via Stresa - e ha preso posto di fianco al posto di guida. Sul sedile posteriore era nel frattempo risalito il bierre 4 (Balzeranì),

(A seguito di alcune risultanze dei rilievi effettuati in via Fani bisogna aggiungere che molto probabilmente ìl bierre 8 - cioè Bonisoli — che era l'ultimo verso l'alto dei quattro "avieri ", dopo l'inceppamento del suo mitra ha sparato con la sua pistola contro l'agente lozzino - aiutato in questo forse anche da Gallinari e dopo ha girato dall'altro lato dell'Alfetta sparando ancora altri colpi contro i suoi occupanti. Una volta sull'altro lato di via Fani è probabile che sia ritornato al 128 blu passando da quel lato. Essendo stati ritrovati dei bossoli calibro 7,65 Parabellum, e lui era l'unico ad avere in vìa Fani un 'arma di questo calibro, alla base di un alberello sito in prossimità dell'incrocio, è probabile che sempre lui abbia esploso dei colpi contro il teste Marini. Mentre si può escludere che da lì abbia sparato altri colpi contro il maresciallo Leonardi. Sia perché la linea di mira era impedita dalla Mini Morris, sia perché su quella linea di tiro si sarebbero trovati Moretti, Fiore e Seghetti che stavano caricando Moro sulla 132).

Io avevo il compito, una volta sparato contro la scorta della 130 di Moro, di prendere le borse di Moro dall'auto, ma ho eseguito questa operazione con un certo ritardo rispetto al previsto. E accaduto infatti che, subito dopo l'inìzio dell'azione - o meglio subito dopo che gli agenti erano stati uccisi - ho provato un senso di confusione che mi ha fatto perdere per alcuni momenti la cognizione del tempo, e mi ha fatto muovere sul luogo dell'azione senza eseguire con la necessaria rapidità i compiti che mi erano stati affidati.

Rammento che fui ridestato da questo stato di confusione dal richiamo di uno dei bierre occupanti la 128 bianca (Gallinari), che mi esortò a muovermi, poiché la 132 con Moro era già andata via e altrettanto stavano facendo loro (Gallinari, Loiacono e Casimirri) con la 128 di scorta, mentre io ero rimasto lì in mezzo alla strada.

A questo punto mi sono portato presso il 130 di Moro prelevando due borse del Presidente della Democrazia cristiana. Le borse erano in pelle e sono state portate da me sulla 128 blu, di cui presi la guida. Ho imboccato via Stresa, ponendomi al seguito delle altre due autovetture (la Fiat 132, con Moro, in testa e la Fiat 128), da cui ero distaccato di circa 50 metri.

(II piano originale prevedeva invece che la 128 blu sarebbe dovuta essere la macchina di testa delle tre ed aprire la strada alla 132 con Moro, seguita dalla 128 bianca in copertura posteriore. La perdita di tempo in via Fani ha fatto invece sì che la 128 sia stata l'ultima auto a lasciare il luogo, recuperando poi la sua posizione di apri strada solo poco prima che le macchine si immettessero su via Trionfale).

Dr: Nessuna Honda o altra moto di questo tipo, o di qualsiasi altro tipo, è stata impiegata nell'azione. Il teste Marini si è sìcuramente sbagliato. (Nessuna moto è peraltro passata per l'incrocio fino a che non è partita l'ultima macchina, cioè la 128 blu, ultima dopo che già le altre due si erano allontanate. Una motocicletta può anche essere passata successivamente, ma non era delle Brigate rosse e non si capisce il motivo per cui i suoi occupanti avrebbero dovuto sparare al Marini).

Dr: Noi quattro, che eravamo dietro la siepe di via Fani, antistante il Bar Olivetti, indossavamo impermeabili acquistati in diversi magazzini della Standa (uno presso la Standa di via Chiabrera dove si trovava una delle basi operative della colonna romana). I gradi da tenente e da capitano erano stati acquistati in un negozio di viale Giulio Cesare, nei pressi della scuola Allievi Carabinieri, da più persone.

La borsa "made in Germany", poi lasciata a terra in via Fani, era stata acquistata da me in via di Porta Castello a Roma in un piccolo negozio di fronte al cinema. La striscia Alitalia che si notava incollata sulla borsa, è stata ritagliata da una borsa di tela Alitalia in vendita in molti negozi. Il fondo della striscia ritagliata dalla borsa di tela è stata da me annerita con dell'inchiostro, poiché la borsa di cuoio "made in Germany" era nera, mentre quella di tela era blu. Parimenti è stato dipinto da me il rosso e il verde che si vede sulla A della scritta Alitalia. Nella borsa era custodito lo Fna 43 in mio possesso.

Domanda: Quando sono state lasciate in via Licinia Calvo le auto utilizzate dalle Brigate rosse per l'operazione di via Fani?

Risposta: Tutte e tre le auto sono state parcheggiate in via Licinia Calvo la stessa mattina del 16 marzo, nello spazio di tempo di circa venti minuti dopo l'azione di via Fani (e cioè tra le 9,10 e le 9,30). La 132 è stata parcheggiata da Fiore subito dopo che era stato effettuato il trasbordo di Moro sul furgone 850 in piazza Madonna del Cenacolo.

Domanda: Come venne finanziata l'operazione di via Fani?

Risposta: Con danaro proveniente dal sequestro Costa. Gli unici fondi di cui disponevano le Brigate rosse erano all'epoca i soldi provenienti dal sequestro Costa che vennero distribuiti tra le quattro colonne. Il potere di disporre del denaro, ovunque questo fosse custodito, spettava al comitato esecutivo che lo amministrava tramite l'approvazione dei bilanci trimestrali presentati dalle colonne e dai fronti nazionali.

L'azione Moro, essendo azione centrale (cioè riguardante le Brigale rosse nel loro complesso, così come era già stato per Sossi, per Coco, per il sequestro Costa), sotto la diretta responsabilità del Comitato esecutivo, fu anche finanziata con i fondi a disposizione del Comitato esecutivo.

Il costo dell'azione di via Fani, escluso il costo dell'appartamento di via Montalcini, già in dotazione delle Brigate rosse, può farsi ammontare a circa 700.000 lire. Esso risulta in parte dal biglietto da me scrìtto e ritrovato in via Gradoli, intestato Fritz. (In questo biglietto sono riportate le spese effettuate per le sirene, le tronchesi, le borse, gli impermeabili, i berretti etc.).

Domanda: Che cosa significa "Fritz"?

Risposta: Fritz era il nome convenzionale di Aldo Moro usato nell'ambito di coloro che si occupavano dell'operazione del sequestro. "Fritz " era una trasformazione dì frezza ", che si riferiva al ciuffo di capelli bianchi che caratterizzava la capigliatura di Moro.

Domanda: Come e da chi furono acquistate le radio rinvenute in via Gradoli?

Risposta: Le radio furono acquistate da me, prima del mio ingresso nelle Brigate rosse, in un negozio di prodotti radio, in cui erano in libera vendita in quanto operanti sulla frequenza Cb (citizen band) 27,750 Mhz. Erano radio della potenza di 5 watt da applicare su auto.

(Tutto l'occorrente per l'azione di via Fani fu procurato dal logistico di colonna, quindi da me, con l'aiuto della Faranda. Dalle sirene usate sulle auto, ai fregi ed ai berretti, le borse, gli impermeabili, le tronchesi usate in via Casale de Bustis. Come riportato nel fogliettino delle spese ritrovato in via Gradoli, tutte le spese furono conteggiate da me che presentai poi il totale a Moretti, essendo tutte le spese per l'azione di via Fani a carico del Comitato esecutivo. Così come sempre io acquistai le due radio ricetrasmittenti che ali 'inizio si voleva usare per segnalare l'arrivo di Moro al nucleo disposto in via Fani.

Non fu richiesto l'acquisto di nessun sistema televisivo a circuito chiuso. Seppure l'acquisto fosse stato demandato ad altri, e ciò non è possibile, la prova sarebbe stata comunque effettuata da me e da Moretti, responsabili logistici dell'azione.

Il solo apparecchio del genere in possesso delle Brigate rosse era una telecamera mancante di pezzi fondamentali per il funzionamento ritrovata in via Gradoli - non poteva essere quindi contemporaneamente in via Montalcini - che era provento dì un furto avvenuto anni prima).

Le armi usate in vìa Fani erano le seguenti: un Fna in mia dotazione; un M12 (Fiore); una Tz45 (Gallinari); un altro Fna (Bonisoli) e un Mah 38/42 (Moretti), che non ha sparato. Oltre i mitra, i vari componenti del nucleo avevano le pistole automatiche in dotazione personale: una S&W 39 (di Gallinari, che ha sparato dei colpi); una Beretta 51 cal. 7,65 (di Bonisoli, che ha anch'essa sparato dei colpi), e 3 Browning Hp (di Moretti, Morucci e Fiore. Pistole queste che non hanno sparato).

Altre armi portate dai restanti componenti del commando, ma non usate (cioè che non hanno sparato), erano un fucile automatico cal 30 MI e la Cz Skorpion 7,65, entrambe rinvenute in viale Giulio Cesare (all'arresto mio e della Faranda) ed in dotazione rispettivamente al n. 3 (Loiacono, che era sulla 128 e copriva la parte superiore di via Fani) che era in via Fani subilo dietro l'Alfetta detta polizia, e al n. 4 (Balzerani) che era al centro dell'incrocio.

L'itinerario dopo il sequestro

L'itinerario compiuto dopo l'azione di via Fani è stato il seguente: le tre auto (132 con Moro, 128 bianca e 128 blu) hanno percorso di concerto via Stresa fino a piazza Monte Gaudio ed hanno imboccato via Trionfale percorrendola verso il centro.

Oltrepassato largo Cervinia, hanno svoltato per via Belli proseguendo per via Casale de Bustis, ove un bierre, sceso dalla 132 blu (Moretti), ha tranciato la catena che bloccava il cancelletto ivi esistente.

Dr: Ogni auto era dotata di una tronchese. (Si era previsto, che per un qualsiasi motivo, ognuna delle tre auto sarebbe potuta arrivare per prima, o da sola, in via de Bustis. Infatti la 128 blu che guidava il gruppo fu superata dalle altre per un errore di manovra nell'imbocco di via Belli, così al cancello arrivò per prima l'auto che la seguiva, cioè la 132 con Moro).

Le tre auto hanno quindi proseguito per via Massimi. All'altezza dell'incrocio tra via Massimi e via Bitossi, sono sceso dal 128 blu, alla cui guida si è posto il n. 9 (Bonisoli), e mi sono avviato, con le borse prese sull 'auto di Moro, verso un autofurgone grigio chiaro parcheggiato nella stessa, via Bitossi, poco prima dell'angolo con via Bernardini. Nel frattempo le tre macchine (132, 128 bianca e 128 blu), hanno proseguito verso via Serrante. Sulla sinistra di via Massimi era parcheggiata una Dyane azzurra, senza alcuna persona a bordo,

(La 132 si è fermata accanto al Dyane e ne è sceso l'autista. Seghetti, che si è posto alla guida del Dyane), che ha poi seguito la 132 (alla cui guida si era posto Moretti) fino a piazza Madonna del Cenacolo.

Nel frattempo il 128 bianco con i bierre 2, 3 e 8 (Loiacono. Casimirri e Gallinari), ed il 128 blu con i bierre 4 e 9 (Bonisoli e Balzerani), si sono portati in via Licinio Calvo, ove hanno abbandonato le auto, allontanandosi a piedi per la scala sottostante, che conduceva a viale delle Medaglie d'Oro-piazza Belsito.

A piazza Madonna del Cenacolo, ove era previsto che avvenisse il trasbordo di Moro dal 132 al furgone, sono giunti prima la 132 con a bordo Moro (guidato da Moretti e con a bordo anche Fiore che era rimasto fin dall'inizio vicino a Moro), e subito dopo la Dyane (con a bordo il solo Seghetti).

Queste macchine sono state portate nella rientranza sul lalo destro della piazza, in direzione di via Ambrosio, il 132 avanti alla Dyane. Subito dopo, è giunto l'autofurgone guidato da me. proveniente da via Bitossi, via Bernardini. In piazza Madonna del Cenacolo mi sono disposto a fianco della 132; nello stesso senso di marcia, dalla parte sinistra dell'auto, quella ove era stato spostato Moro,

Tra l'autofurgone e la 132 c'era un metro e mezzo di distanza, il trasbordo è stato eseguito dal bierre n. 1 (Moretti) e dal bierre n. 7 (Fiore) sceso dal 132. Io mi sono posto nello spazio tra il furgone e la 132, nella parte anteriore dei due veicoli. Il n. 7 e il n. 1 (Fiore e Moretti) hanno caricato Moro, che era ricoperto con un plaid, dallo sportello laterale del furgone, nell'interno del furgone e da lì dentro una cassa di legno, fatta costruire appositamente e lì disposta.

La cassa, di un metro e venti circa per un metro, è stata poi chiusa con dei ganci a scatto. La cassa aveva dei fori per la respirazione.

Dr: Piazza Madonna dei Cenacolo fu scelta per l'operazione di trasbordo poiché era frequentata pochissimo ed era fuori zona, rispetto alla via di fuga, quale poteva essere prevista dalla polizia, stante il depistamento di via de Bustis. Per evitare che l 'operazione di trasbordo potesse essere percepita da eventuali passanti, il Dyane fu posto posteriormente al 132 ed al furgone, tra i due veicoli, in modo da coprire lo spazio tra questi esistente. Per impedire ulteriormente la vista ai passanti e agli inquilini degli stabili della piazza, io mi posi tra il furgone e la 132 sul lato anteriore. Da questa parte la percezione del trasbordo era impedita anche dallo sportello aperto della 132.

Il bierre n. 7 (Fiore) si è quindi posto alla guida della 132 ormai vuota ed è andato in via Licinio Calvo, seguendo, subito dopo aver lasciato la macchina, la via di sganciamento già seguita dagli altri, cioè le scalette che portavano in via delle Medaglie d'oro.

Qui i bierre provenienti da altre colonne (cioè Fiore e Bonisoli), si sono liberati in una toilette dì un bar di piazza delle Medaglie d'oro dei giubbetti antiproiettile, degli impermeabili, cui erano già state tolte in auto le mostrine che erano applicate con automatici, e delle borse con i mitra, consegnando il tutto agli altri della colonna romana lì ripiegati (cioè Balzerani, Casimirri e Loiacono. Mentre Gallinari si era subito allontanato per raggiungere via Montalcini). Successivamente presero il primo autobus diretto alla stazione Termini per rientrare immediatamente nelle città di provenienza (Torino per Fiore e Milano per Bonisoli).

Il bierre n. 1, dopo il trasbordo di Moro in piazza Madonna del

Cenacolo, si è posto alla guida del furgone, sul quale non c'era altri che Moro chiuso nella cassa. Io e il n. 5 (Seghetti) ci siamo posti sul Dyane. I due veicoli hanno compiuto un lungo e tortuoso percorso fino a giungere alla Standa di via dei Colli Portuensi, impiegando oltre 20 minuti da piazza Madonna del Cenacolo.

Nei parcheggio sotto la Standa, l'autofurgone 850 Fiat di colore bianco-grigio con a bordo Moro è rimasto fermo fino a quando, verosimilmente, non è avvenuto l'ultimo trasbordo di Moro su altra auto che ha poi condotto l'ostaggio nel luogo ove fu tenuto In sequestro per tutti i 55 giorni. Io e l'altro occupante del Dyane ci siamo allontanati prima dell'ultimo trasbordo, una volta verificato che nel parcheggio tutto era tranquillo, e non abbiamo visto su quale auto è stato caricato Moro, per motivi di comparltimentazione.

(Non è stata vista l'auto però si sapeva che nei mesi precedenti era stata acquistata un 'auto - sempre con fondi del comitato esecutivo - per Laura Braghetti. Si trattava di una Citroen Ami 8 Break di colore beige munita di portellone posteriore. Cioè del tipo idoneo a trasportare una cassa senza pur tuttavia dare troppo nell'occhio).

Dr: Non ho mai conosciuto la prigione di Moro.

(Questa affermazione è vera in relazione ad una conoscenza diretta della casa o della sua abitazione. È però anche vero che già verso l'estate del 1977 Moretti comunicò alla direzione della colonna romana che occorreva reperire dei prestanome per l'acquisto dì strutture dell'organizzazione in investimento del ricavato del sequestro Costa, conclusosi nell'aprile di quell 'anno.

Un prestanome fu reperito e destinato all'acquisto di un appartamento che doveva essere utilizzato per la redazione di un progettato giornale delle Brigate rosse. Un altro prestanome passò invece direttamente sotto il controllo di Moretti, per la gestione di una struttura strategica che si sapeva essere la prigione per un sequestro. Chi aveva reperito il prestanome era Seghetti e non era difficile arguire ~ seppure le regole formali della compartimentazione impedivano domande e/o conferme - che si trattava di Laura Braghetti.

Nell'estate del 1978, poi, la direzione della colonna romana fu investita di un problema riguardante la Braghetti, dato che costei era stata oggetto di un controllo di polizia presso l'ufficio dal quale si era posta in aspettativa da prima ancora del sequestro. In quell'occasione ci fu detto da Moretti che la Braghetti andava assolutamente protetta perché coinvolta in una grossa operazione e non doveva assolutamente essere arrestata. Successivamente, anche se a margine delle riunioni della direzione della colonna romana, Moretti e Gallinari parlarono della necessità di togliere un tramezzo e fare altri lavori in un appartamento dell 'organizzazione. All'epoca l'unico appartamento delle Brigate rosse a Roma non conosciuto dagli altri poteva essere soltanto quello della Braghetti.)

Dr: Se non ricordo male, l'autofurgone con cui fu trasportato Moro era stato rubato in piazza S. Cosimato.

Io e il n. 5 (Seghetti) ci siamo portati - a bordo del Dyane che aveva scortato il furgone con Moro fino alla Standa di via dei Colli Portuensi - in viale Trastevere, dopo aver percorso tutta la via dei Colli Portuensi, via Vitellia, porta S. Pancrazio e via Garibaldi fino a viale Trastevere, ove io sono sceso, mentre il bierre 5 parcheggiava l'auto in zona,

Dr: Le borse prelevate dal 130 di Moro, furono prese in consegna dal n, 1 (Moretti), che guidò il furgone da piazza Madonna del Cenacolo a via dei Colli Portuensi. Non ho visto il contenuto delle borse, né ho più visto le borse dopo il 16 marzo.

Dr: Seppi in seguito, da uno dei componenti del Comitato esecutivo (Moretti), che in una delle due borse c'erano delle medicine e nell'altra alcuni documenti dì Moro, tra cui un progetto di unificazione tra le Forze dì Polizia. Si disse in direzione della colonna romana, da parte del membro del Comitato esecutivo (sempre Moretti), che questo era uno dei documenti più rilevanti. Da ciò, stante la sua scarsa importanza, deducemmo che gli altri documenti di Moro non potevano essere particolarmente importanti.

Il percorso tra via Fani e via dei Colli Portuensì era stato studiato, a vari spezzoni, da tutti i componenti della direzione di colonna romana. L'ultimo tratto di questo tragitto era a conoscenza solo dei. tre brigatisti che lo avrebbero percorso il 16 marzo (cioè io, Moretti, Seghetti),

Dr: II percorso da via dei Colli Portuensì al luogo usato come "prigione " era conosciuto solo da pochissimi, che da quel momento in poi, cioè dal momento del nostro definitivo sganciamento, avrebbero avuto contatti diretti con Moro.

(Contatti diretti nel senso che lo avrebbero visto e lo avrebbero custodito, non nel senso che con lui avrebbero parlato. Questo compito spettava di certo solo a Moretti, che era l'unico incaricato dal Comitato esecutivo ad interrogare Moro),

Tutto il percorso fu studiato in funzione di evitare i prevedibili blocchi che sarebbero stati attuati, dopo l'attacco del 16 marzo, sulle principali vie di scorrimento del traffico.

Dr: Sono in grado di ricostruire il percorso da via Fani alla Standa di via dei Colli Portuensì e sono disposto a farlo.



 

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