I MISTERI DEL CASO MORO

 

Il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro e dei cinque uomini della sua scorta è senz'altro l'evento criminale più analizzato della storia della nostra Repubblica

Cinque processi, tre commissioni di inchiesta parlamentare, milioni di pagine di documentazione, oltre ad un centinaio di libri, decine di inchieste televisive ed una serie innumerevole di articoli, hanno indagato in ogni particolare l'azione compiuta dalle Brigate Rosse nella primavera del 1978.

Nonostante, questa massa impressionante di indagini, ancor oggi, siamo davanti ad un'opinione pubblica che crede, nella sua maggior parte, che il caso Moro nasconda ancora non si sa bene quali inconfessabili segreti.

Molti i bubbi che libri, inchieste, articoli di giornale, sollevano riguardo la verità ufficiale. L'agguato di via Fani, il covo di via Gradoli, la prigione dove fu richiuso Moro per tutto il tempo del rapimento e poi le presunte interferenze dello stato nel guidare il tragico epilogo del sequestro.

n una serie di articoli, analizzando i fatti, AnniAffolati cerca di portare il suo piccolo contributo nel fare chiarezza su alcuni dei “misteri del caso Moro


 


Articoli pubblicati:


brigatisti

  Superkiller od operaiacci?

L'agguato di via Fani è stata un azione di alta specializzazione militare o soltanto un attacco che si è basato sull'effetto sorpresa? Un azione perfetta di "geometrica potenza" o piena di imprevisti con mitra inceppati e manovre sbagliate?

Le conclusioni della prima commissione Moro, nel 1982, quasi mai citate nei lavori giornalistici sull'eccidio di via Fani.

via fani

  Il gruppo di fuoco brigatista

Quante sono le persone che la mattina del 16 Marzo 1978 sparano in via Fani?

I brigatisti hanno sempre sostenuto che solo 4 persone, vestite da avieri, usarono le armi, suscitando grande scetticismo nell'opione pubblica

Ma le risultanze della nuova perizia balistica confermano la versione brigatista

il superkiller

  Il Superkiller: la fine di un mito

Il famoso superkiller, presente in via Fani, che per anni ha riempito le pagine delle inchieste sul caso Moro, è soltanto un'invenzione giornalistica.

L'analisi delle perizie balistiche, in special modo l'ultima effettuata nel giugno del 2015, dimostrano, non solo che il brigatista visto dal testimone Lalli non è lo stesso dei 49 colpi, ma ci dicono anche che non esiste nessun killer dalla mira infallibile.

tex willer

  Tex Willer e Pecos Bill

ll brigatista posto all'altezza dello stop di via Fani non è un fantomatico superkiller specializzato, ma Valerio Morucci. 

Malgrado tutti gli scritti che affermano che tra i brigatisti non c'è nessuna figura esperta, la “carriera” del terrorista romano testimonia la sua passione, al limite della mania, per le armi.

A conferma gli scritti autobiografici dello stesso Morucci e le dichiarazione degli altri terroristi

via fani

  Il brigatista dal grilletto facile

Chi è il brigatista che da solo spara più colpi di tutti gli altri componenti del gruppo di fuoco?

Secondo il memoriale di Valerio Morucci è Franco Bonisoli, che occupa la posizione da cui furono sparati i 49 colpi. 

Come si conciliano il numero di colpi sparati e le dichiarazioni dello stesso Bonisioli sull'inceppamento della propria arma?

brigatisti

Il brigatista sulla destra

Nel gruppo di fuoco che agisce in Via Fani c'è un brigatista appostato sulla destra? Lo asserisce il testimone Marini e lo conferma la prima perizia balistica.

Ma i brigatisti hanno sempre negato con vigore la sua presenza

Ancora una volta, la nuova perizia balistica contribuisce a risolvere uno dei "misteri" di Via Fani.

motorino marini

  La moto Honda e... il motorino (prossimamente)

Alessandro Marini è il testimone più famoso del caso Moro. E' contro di lui che i passeggeri della moto Honda sparano alcuni colpi di mitra. Lla sentenza del processo Moro certifica la presenza della moto ma i brigatisti continuano a smentire con decisione che ci fosse una moto nel commando

Gli accertamenti dell'ultima commissione Moro, con grande disappunto dei commissari, sembrano confermare, almeno in parte le dichiarazioni dei brigatisti.

moto honda

  La moto Honda: Peppe & Peppa

Tra le varie ipotesi relative ai passeggeri della moto Honda di via Fani ce ne è una che nasce negli ambienti della sinistra antagonista. A bordo della moto non c'erano criminale od agenti segreti, ma due autonomi passati per caso pochi istanti dopo la strage.

La storia di Peppe e Peppa è una delle tante suggestioni che hanno contraddistinto il caso Moro e che sono naufragate davanti alla verifica dei fatti.

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lettera anonima

  La moto Honda e la lettera anonima

II 17/11/2010 " La Stampa" riceve una lettera in cui un anonimo torna a parlare della famosa moto Honda di Via Fani.

L'autore del messaggio dichiara di essere uno dei due individui a bordo della moto, che era alle dipendenze del colonnello dei servizi segreti Guglielmi e che lo scopo della sua presenza era quello di aiutare le br nell'azione.

La lettera è attendibile o è l'ennisima azione di un mitomane in cerca di fama?

brigatisti

  Le borse di Moro

Quante erano le borse che Aldo Moro aveva con se in macchina il 16 marzo?

Quante sono state recuperate dalle Brigate Rosse, cosa contenevano le borse trafugate, semplici appunti o documenti segreti finiti nelle mani sbagliate?

Il classico esempio di come si possa costruire un “mistero” inesistente.

foto via fani

 Le foto scomparse

Gherando Nucci, pochi minuti dopo l'agguato, scatta dal balcone di casa sua, una serie di foto. Il rullino, il giorno stesso della strage, viene consegnato alle autorità.

Le foto sono però introvabili.

Sono state fatte sparire perchè vi era ritratto qualcuno che non doveva stare in Via Fani o erano foto, come tante altre scattate quel giorno, senza nessuna importanza ?

bar olivetti

  Il bar Olivetti

La mattina del 16 Marzo il bar all'angolo tra via Fani e via Stresa era aperto o chiuso?

Malgrado le numerose testimonianze sulla chiusura del locale, la nuova commissione di inchiesta sul caso Moro segue nuove suggestioni. Si parla di un bar aperto o addirittura usato come base per l'azione brigatista.

La figura di Tullio Olivetti, titolare dell'esercizio, coinvolto in un inchiesta su un presunto traffico d'armi, scatena le fantasie di coloro che non si accontentano della verità ufficiale fino ad oggi emersa.

auto via licinio calvo

 Le auto in via Licinio Calvo

Perché tutte e tre le auto usate dai brigatisti nell'agguato sono state lasciate in via L. Calvo? Perché il loro rinvenimento avviene nell'arco di tre giorni?

Le auto sono state abbandonate tutte insieme pochi minuti dopo la strage, come sostiene Morucci o sono state portate in via L. Calvo, una alla volta, per beffare le forze di polizia?

Ricostruiamo i fatti e analizziamo le fantasiose conclusioni della nuova commissione Moro.

via Massimi

 La presunta base di via Massimi

La nuova commissione di inchiesta parlamentare sul caso Moro ipotizza la presenza di una base brigatista nelle vicinanze del luogo dell’agguato.

In particolare l’attenzione si posa su il complesso residenziale di Via Massimi 91.

Ancora una volta però, le conclusioni della commissione, rivelando la sua impostazione “dietrologica” si basano su flebili indizi e contorti ragionamenti logici 

carabineri

   Il colonnello Guglielmi: pranzo alle 9

Perchè il colonnello dei carabinieri Camillo Guglielmi la mattina del 16 marzo si aggira nei pressi di via Fani?

Sta andando a pranzo dal suo amico D'Ambrosio o, come affermano alcune pubblicazioni, è li per sovraintendere all'agguato delle BR

.Le dichiarazioni di Pierluigi Ravasio, ed il fantomatico interrogatorio del colonnello D'Ambrosio.

chi ha sparato

 Gladiatori e repubblichini.

Di chi sono le due mini parcheggiate in via Fani la mattina del 16 marzo e chi è l'uomo dal cappotto di cammello che sembra dirigere le prime operazioni di soccorso subito dopo la strage?

Agenti dei servizi o innocui residenti di Via Fani?

Alla luce delle ultime indagini svolte dalla nuova commissione Moro, analizziamo "i nuovi misteri ".

nirta in via Fani

  La criminalità in via Fani

Insieme ai brigatisti nel commando di via Fani c'erano esponenti della criminalizzata organizzata?.

In particolare, come affermano alcuni pentiti della Drangheda, c'era Antonio Nirta boss della famiglia di San Luca?

Le affermazioni del presidente della nuova commissione Moro e le risultanze di una perizia che compara il volta di Nirta con quello di una persona ripresa in via Fani il 16 Marzo

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