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I fantasmi del caso Moro


 

Il brigatista dal grilletto facile

Chi è il brigatista che da solo spara più colpi di tutti gli altri componenti del gruppo di fuoco?

Secondo il memoriale di Valerio Morucci è Franco Bonisoli, che occupa la posiizione da cui furono sparati i 49 colpi.

Come si conciliano il numero di colpi sparati e le dichiarazioni dello stesso Bonisioli sull'inceppamento della propria arma?

tex willer

Bonisoli Tex Willer in via Fani

Come ampiamente detto nell'articolo Il Super killer: fine di un mito, ad una attenta analisi dei fatti, della figura dell’infallibile professionista resta ben poco.

Quello che invece è accertato da tutte le perizie balistiche è che tra i brigatisti uno ha il grilletto facile ed esplode 49 colpi su un totale di 93. Ovvero, da solo, spara più della somma di tutte le altre armi in azione in via Fani.

Ma chi è questo prolifico sparatore? E' possibile individuarlo tra i terroristi di via Fani? Come si è detto la nuova rielaborazione dei rilievi balistici, effettuata nel giugno 2015, concorda pienamente con le affermazioni di Morucci. (vedi Il gruppo di fuoco brigatista) Il killer dei 49 colpi, risulterebbe, quindi, essere Franco Bonisoli. E' lui, infatti, che, per Morucci, occupa l'ultima posizione dello schieramento ed imbraccia l'FNA che secondo le perizie ha sparato il maggior numero dei colpi.

Ma sull’’identificazione tra lo sparatore dei 49 colpi e Franco Bonisoli “il partito della dietrologia ha sempre mostrato grandi dubbi. Si obbietta che secondo le stesse dichiarazioni dei brigatisti tutti e quattro i mitra che hanno sparato in via Fani si sono inceppati. Lo afferma Morucci, nel memoriale, lo confermano Moretti, Fiore, Gallinari e Bonisoli e quindi si obbietta èalquanto difficile credere che un’arma che si inceppa possa sparare 49. colpi.

fna

Il mitra FNA anche detto Zerbino, dal nome del Ministro dell'Interno della RSI. Nell'agguato di Via Fani furono utilizzati due FNA che spararono il maggior numero di colpi.

 

In particolare I fautori della presenza di personaggi diversi dalle Br in Fani, tendono ad assegnare proprio a Bonisoli, un ruolo del tutto marginale nell'azione, affermando che il brigatista reggiano avrebbe sparato pochi colpi con il mitra usando principalmente la pistola.

Questa versione è stata fatta propria da alcuni membri della seconda commissione Moro. Pertanto, nell’intento di fare chiarezza, partiamo da quanto detto dai commissari   seduta del…… controbattendo alle conclusioni del perito balistico Boffi

Iniziamo dal on.  Gero Grassi:

On. Grassi: Franco Bonisoli ha un mitra FNA, che spara pochi colpi perché si inceppa. Usa la calibro 7,65 Beretta 51.

In Via Fani ci sono due mitra FNA che secondo tutte e tre le perizie balistiche sparano 23 e 49 colpi. Quindi l’affermazione di Grassi, che non cita alcuna fonte, è totalmente priva di fondamento

Passiamo al senatore Fornaro che invece cita la fonte delle sue affermazioni: il memoriale Morucci

Sen. Fornaro: Nei ricordi di Morucci, Gallinari, Fiore e Bonisoli, tutti e quattro i mitra usati all’inizio si inceppano: (...) e quello di Bonisoli [spara] pochi colpi (...).

Ma anche questa volta, però  l’affermazione non corrisponde al vero. Come si può constatare dal brano seguente tratto appunto dal memoriale:

Nell'azione si sono inceppate diverse armi tra cui lo Fna 43 in mio possesso e l'M12 in possesso di uno degli altri tre uomini (Fiore, che sparava anch'egli sulla 130). (…) I bierre otto e nove (Gallinari e Bonisolt) usarono anche le pistole in loro dotazione, perché si incepparono anche i loro mitra. Valerio Morucci, Memoriale

Morucci infatti, parla si dell'inceppamento del mitra di Bonisoli ma non indica assolutamente i colpi sparati.

Confidando nella loro preparazione, si potrebbe pensare che i commissari si siano confusi e che alla base della loro certezza  ci siano i ricordi di Mario Moretti.
Anche il capo b.r, infatti parla, nelle sue memorie, dell’attacco di via Fani. Vediamo quindi cosa dice Moretti in merito:

Ma a questo punto succede l’imprevisto si bloccano sia i mitra di Morucci, sia quello di Bonisoli. Uno dei poliziotti dell’Alfetta riesce a scendere dalla macchina impugna una pistola, Bonisoli lascia andare il mitra, tira fuori la pistola e spara. Mario Moretti. Brigate rosse una storia italiana (Milano, Anabasi, 1994) pag.127

Moretti, come Morucci, si limita ad affermare che l’arma di Bonisoli si è bloccata ma non riferisce nessun particolare su quanti colpi ha sparato il suo FNA

Se la fonte della notizia non sono Moretti e Morucci viene da prensare  che sia stato lo stesso Bonisoli ha fornire informazioni sul blocco della propria arma.

Anche perché i commissari lo chiamano direttamente in causa:

Senatore Fornaro   il quarto, se non c’è un quinto, non è Bonisoli con il mitra FNA43, che dice che dopo qualche colpo... è Bonisoli che ha mentito o è un altro e non è Bonisoli.
Presidente Fioroni: A meno che Bonisoli non abbia detto cose...Bonisoli dice che non riesce a sparare.
Senatore Gotor: Gallinari e Bonisoli, ci hanno detto che riuscirono a utilizzare soltanto le pistole di scorta, non quelle "ufficiali" che avevano pensato di utilizzare

Contestare quanto dice Gotor (che tra l’altro confonde pistole e mitra) riguardo l’arma di Gallinari è abbastanza semplice. E’ lo stesso brigatista che nel suo libro di memorie lo smentisce affermando: «Quello che temevo accade: a metà della raffica il mitra si inceppa(…) ».

Più complesso è accertare se quanto affermato dai commissari riguardo le dichiarazioni di Bonisoli corrisponda a verità, anche perché i commissari non citano nessuna fonte a suffragare quanto detto.

Prima di proseguire nel discorso è necessaria una precisazione. Molto spesso nella vicenda Moro si ha l'abitudine, per non dire il vizio, di ricostruire i fatti senza citare le fonti. Come abbiamo visto, nel caso specifico, ove si è citata la fonte è possibile confrontare e nel caso smentire, le affermazioni. Tutto diventa, però, più difficile davanti a dichiarazioni apodittiche, senza nessun riscontro.

Purtroppo Franco Bonisoli è l’unico del cosiddetto gruppo di fuoco ha non aver prodotto un testo in cui ricostruisce l’azione di via Fani.

Pertanto, per cercare di capire quale è la versione del brigatista reggiano bisogna destreggiarsi tra deposizioni processuali, interviste giornalistiche e televisive. Compito non semplice considerando che dalla strage di Via Fani sono passati più di 40 anni.

Franco Bonisoli è arrestato il primo ottobre 1978 nel covo di Via Montenevoso a Milano. In carcere si schiera subito con l'ala degli irriducibili e rifiuta ogni tipo di collaborazione con la giustizia. Nel primo processo Moro e nel processo di appello, avvalendosi della facoltà di non rispondere, non testimonia.

Solo sul finire del 1983 inizia una fase di ripensamento che lo porterà alla dissociazione dalla lotta armata. Il 6 ottobre 1985 sul Corriere della Sera in un articolo dal titolo “Io ex brigatista dico perché sequestrammo Moro”. Intervistato da Giancarlo Perego, Bonisoli, per la prima volta, racconta la sua versione sulla vicenda Moro.

In particolare riguardo l'azione di Via Fani dice:

(…) ad esempio mezz'ora prima dell'azione proprio nel tratto di via Fani che continua oltre l'incrocio con via Stresa un auto non partiva e due compagni dovetro spingerla per metterela in moto. Pochi minuti prima dell'azione un compagno si ricordò di non aver ancora alzato il caricatore del mitra che teneva nella borsa e lo fece con un movimento rapido li su luogo dell'appostamento.
Iniziata l'azione, un compagno premette il grilletto ma si accorse di non aver ancora tolto la sicura. Poi, in momenti diversi, addirittura tutti e quattro i mitra si incepparono e due compagni ad un certo punto ricorsero alla pistole. Franco Bonisoli, Intervista di Giancarlo Perego, Corriere delle Sera, 6/10/1985.

Bonisoli, attribuisce a questa intervista una grande importanza, la considera infatti il suo contributo per far luce, sui lati ancora oscuri del caso Moro. Tanto da richiedere, nei successivi processi in cui sarà chiamato a testimoniare, di acquisirla agli atti.

A tale proposito, due anni dopo, nel 1987, nella sua testimonianza al processo ”Metropoli” dichiara:

'L'intervista fatta al Corriere della Sera, torno a ripetere, fu una cosa molto ponderata della quale sottoscrivo parola per parola, nessuna parola detta si può dire che il giornalista ha interpretato male, fu un lavoro molto ponderato che è stato il risultato di una riflessione che da tempo avevo. E con quella ho cercato di rispondere a tante sollecitazione che continuavo ad avere. Interrogatorio di Franco Bonisoli, Processo Metropoli Udienza del 15/4/1987.

Nell'udienza torna, comunque, a parlare dell'azione di Via Fani:

Pubblico Ministero Marini: Quali armi furono utilizzate in via Fani ?
Bonisoli: Furono utilizzati un mitra Zerbino....[ Zerbino dal nome del ministro della guerra della RSI e il nome con cui spesso viene chiamato lo FNA]
Presidente Santiapichi: Ce l'ho aveva lei questo?
Bonisoli: Si
Pubblico Ministero Marini: I quattro mitra erano impugnati dalle 4 persone in divisa?
Bonisoli: Si
Pubblico Ministero: Marini: Lei faceva parte del gruppo dei quattro?
Bonisoli: Si
Pubblico Ministero Marini: Tutto il gruppo dei quattro ha sparato?
Bonisoli: Se non sbaglio ci fu un arma che non sparo (..)
Pubblico Ministero Marini: Lei ha parlato di armi che si sono inceppate e così via. Lei dice che una di queste armi non ha sparato perché si è inceppata?
Bonisoli: Si ...se non sbaglio si incepparono praticamente tutte e quattro a tempi diversi.
Pubblico Ministero Marini: Dei quattro impugnati dai quattro in divisa.
Bonisoli Si...se non sbaglio...a tempi...uno non riuscì neanche a sparare.
Presidente Santiapichi: Lo zerbino si inceppo?
Bonisoli: Si (…)
Presidente Santiapichi: Lei ha sparato con il mitra... con questo Zerbino?
Bonisoli: Si. Ibid

Pochi mesi dopo Bonisoli fu chiamato a testimoniare al processo Mor ter. Interrogato sui fatti specifici riguardanti via Fani si rifiutò di rispondere, dichiarando:

Bonisoli: io su tutte queste cose ho già reso una pubblica intervista ad un giornale che ho fatto mettere agli atti, sia con il giudice Imposimato, sia con il presidente Santiapichi al processo Metropoli (…) dove c'è una ricostruzione ampia di tutta la faccenda. Vorrei riconfermala in toto.
Presidente Sorichilli: Non è piu facile rispondere a quattro domande...Bonisoli? (…)
Bonisoli: Il problema che io queste cose l'ho dette e ridette e quindi preferisco attenermi a quanto dichiarato dove mi sembra che ci sia un'impostazione abbastanza ampia e penso risolutiva. Interrogatorio di Franco Bonisoli. Processo Moro Ter.Udienza del 22/9/1987.

Con il suo intervento al processo Moro Ter, per quanto ci risultà, Bonisoli considera esauriente la sua ricostruzione dei fatti e quindi non farà più dichiarazioni in un aula di tribunale.


Torna, però, a parlare, tre anni dopo nella trasmissione "La notte della Repubblica" rilasciando un intervista a Sergio Zavoli.

Zavoli: Lei ha sparato, quel giorno? Quanti colpi?
Bonisoli: Non ricordo. ..un caricatore.
Zavoli: Su chi?
Bonisoli: [molto commosso e con gli occhi pieni di lacrime] ...ci possiamo fermare?
Zavoli: Sì, certo...
(L 'intervista viene sospesa) Intervista a Franco Bonisoli in La notte della Repubblica, Sergio Zavoli, ( Milano, Nuova Eri, 1992) pag.289.

Al termine di questo lungo excursus possiamo affermare: l’idea di un Bonisoli che spara solo alcuni colpi di mitra in via Fani è uno dei tanti fantasmi che aleggiano sul caso Moro. E generano sconcerto le affermazioni dei membri della nuova commissione parlamentare talmente appiattiti sulla tesi dietrologica da "inventarsi" riferimenti a fonti che non esistono.

Bonisoli, quindi, secondo la sua stessa ammissione, spara un numero elevato di colpi «…un caricatore» e viene posto da Morucci proprio nel posto indicato dalla perizia balistica dove è FNA dei 49 colpi. Esiste anche un'altra circostanza che induce a pensare che il più prolifico del commando brigatista sia proprio Bonisoli.

Secondo la perizia balistica è dall’FNA  dei 49 colpi che partono la maggior parte dei colpi che uccidono  l’agente Iozzino.
Mario Moretti nella sua intervista del 1984 afferma esplicitamente che è Bonisoli ad uccidere con fredda determinazione, Iozzino

Ma a questo punto succede l’imprevisto si bloccano sia i mitra di Morucci, sia quello di Bonisoli. Uno dei poliziotti dell’Alfetta riesce a scendere dalla macchina impugna una pistola, Bonisoli lascia andare il mitra, tira fuori la pistola spara e lo colpisce. Credo che nemmeno lui sappia come ha fatto a sparare con tanta precisione, certo se non ci fosse riuscito, in Via Fani avremmo lasciato anche qualcuno dei nostri. M. Moretti. Brigate rosse, cit. pag.127

Il racconto di Moretti che bisogna ricordare non vede l'azione del gruppo di fuoco, in quanto è all'interno della 128, è totalmente errato.
Probabilmente Moretti confonde Bonisoli con Gallinari. Basta confrontare quanto detto da Moretti con il ricordo di Prospero Gallinari per trovare grandi somiglianze:

Quello che temevo accade: a metà della raffica il mitra si inceppa, estraggo istintivamente la pistola che porto alla cintura continuando a sparare come se non fosse cambiato nulla. Prospero Gallinari, Un contadino nella metropoli (Milano, Bompiani, 2006) pag.184

Oggi sappiamo che non furono le pistole di Bonisoli e Gallinari ad uccidere Iozzinio. Secondo la nuova perizia della scientifica sulla ricostruzione delle traiettorie dei proiettili, l'agente Iozzino fu "attinto" da 19 pallottole di cui solo 7 ritenute nel corpo. Ebbene 6 pallottole su 7 appartengono al FNA dei 49 colpi.

A questo punto torniamo all'intervista a Sergio Zavoli nel corso del programma La Notte della Repubblica. Come abbiamo visto alla precisa domanda del giornalista «su chi ha sparato?» Bonisoli non regge all'emozione e chiede di interrompere la registrazione.

Zavoli ricorda cosi quei momenti:

Venne in studio e io gli chiesi conto di ciò che aveva fatto quel mattino (...) in parole povere se avesse sparato o meno. Fu a quel punto che lui si sporse verso la telecamera e allungando il braccio e aprendo le dita della mano per occupare il massimo spazio dell’obiettivo per oscurare la scena, mi pregò di sospendere la ripresa. Cosa che io feci, naturalmente.
“E mi fece questo discorso: ‘Io so di non avere diritto a chiedere nessun privilegio. Io quel giorno sparai effettivamente. Ma se lei mi chiede se quel mio gesto provocò la morte di qualcuno io non sono in grado di dirglielo in questo momento.
Per una ragione che spero lei voglia capire: il motivo è che io ho un bambino che mi ha chiesto tante volte, sapendo che io avevo fatto parte delle BR, se avessi mai ucciso qualcuno, e io che pure ero stato onesto nel raccontargli molte verità, non ebbi il coraggio di dirgli quello che stava più a cuore a quel bambino e che metteva me in una condizione terribile. Se io avessi detto sì, avrei esposto questo bambino a una serie di reazioni. Lui pianse. Trattenendo a stento la commozione. Fu un momento di grande disagio e silenzio in quello studio.

bonisoli Franco Bonisoli durante l'intervista rilasciata a Sergio Zavoli nel programma La Notte della Repubblica

 

Come si può notare la commozione ed il senso di colpa in Bonisoli sono molti forti e mal si accordano con il ruolo marginale descritto da tanta stampa “dietrologica.

Ma bisogna porsi anche un’altra domanda perché Bonisoli non smentisce Moretti e si addossa di fatto l’uccisione di Iozzino? Affermare di aver avuto un ruolo marginale nell’azione non coinvolgerebbe altre persone e quindi sarebbe in linea con tutte le sue dichiarazioni.

Probabilmente, ma questa, bisogna sottolinearlo, è solo una congettura, Bonisoli sa di essere stato lui a colpire l’agente Iozzino che poi l’abbia fatto con la pistola come dice Moretti, o con FNA come dice la perizia balistica, la sostanza non cambia.

Se sul fatto che il brigatista dei 49 colpi sia Bonisoli restano pochi dubbi, c’è , però, un particolare al quale ancora non è stata data ancora una risposta.

L’FNA è infatti un mitra che monta caricatori con una capienza massima di 40 colpi. Ora sappiamo che quel mitra in Via Fani ha sparato, secondo le perizie, 49 colpi. Pertanto, o c’è stato un cambio di caricatore, ma nessuno del gruppo di fuoco, in particolare Bonisoli parla di ciò, o la perizia ha commesso un errore.

Di questo particolare, tutt’altro che trascurabile, se ne è parlato ben poco e la stessa commissione Moro per correre dietro a fantasiosi scenari lo ha totalmente ignorato.

Nell’articolo I 49 colpi dell’FNA  analizziamo questo aspetto.

 


 
   

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