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Il caso Moro - i misteri di via Fani


 

Gladiatori e repubblichini

Di chi sono le due mini parcheggiate in via Fani la mattina del 16 marzo e chi è l'uomo dal cappotto di cammello che sembra dirigere le prime operazioni di soccorso subito dopo la strage?

Agenti dei servizi o innocui residenti di Via Fani?

Alla luce delle ultime indagini svolte dalla nuova commissione Moro, analizziamo "i nuovi misteri

via fani

 

I nuovi misteri di via Fani

Sul luogo dell’agguato di via Fani, quella parte della pubblicistica che ritiene che le brigate rosse non abbiano agito da sole, hanno, da sempre, piazzato, accanto, o al posto dei brigatisti, gli elementi più vari: si va dai servizi segreti italiani, agli uomini dell’intelligence dell’est o dell’ovest, (a seconda dei gusti e delle convenienze politiche), dai camorristi, agli uomini della ndrangheta, passando per la banda della Magliana. Trasformando via Fani in una specie di circo Barnum dove mancano solo i nani e la ballerine.

Con il passare del tempo, dopo che i presunti “misteri” di via Fani erano stati più o meno tutti elencati, per meritare la pubblicazione e far colpo sui lettori, si è ormai arrivati a parlare di fatti e circostante al limite delle fake news.

La nuova commissione di inchiesta sul caso Moro, ha chiesto, allo speciale nucleo di pubblica sicurezza creato apposta, di indagare sulle ultime novità emerse relativamente all’azione di via Fani. In particolare è stato approfondito quanto scritto nel libro di Carlo D’Adamo “Chi ha ucciso l’agente Iozzino”, pubblicato nel 2014, più volte citato nelle audizioni in cui la dott.ssa Tinsona ed il dott. Giannini, funzionari di pubblica sicurezza, riferiscono l’esito degli accertamenti. (1)

 

L’Austin Morris blu

La “Mini” è virtualmente presente lì, proprio lì, fin dalla notte, e lo è materialmente in quella mattina, perché questo è l’ordine di servizio. E si trova proprio lì, e non più in là, perché deve servire non solo a ostacolare la manovra dell’auto di Moro, ma anche a nascondere una parte del commando (…) quell’Austin Morris non è lì per caso. È lì proprio perché i suoi padroni partecipano all’agguato e alla strage, insieme ad altri fedeli servitori dello Stato. Carlo D’ Adamo, Chi ha ammazzato l’agente Iozzino: Lo stato in Via Fani, (Bologna, Pendragon, 2014), pag. 21

La Mini di cui si parla è quella parcheggiata sul lato destro di via Fani a pochi metri dell’incrocio con via Stresa. La posizione dell’auto effettivamente ostacola, in qualche modo, il tentativo disperato dell’autista Domenico Ricci, di sottrarsi ai colpi del commando brigatista.

foto austin

La Austin Morris blu posta sulla destra di via Fani. La posizione dell'auto ostacola la manovra dell'appuntato Ricci, autista della 132 che tenta disperatamente di sottrarsi al fuoco brigatista

 

La Austin Morris blu posta sulla destra di via Fani. La posizione dell'auto ostacola la manovra dell'appuntato Ricci, autista della 132 che tenta disperatamente di sottrarsi al fuoco brigatista

Riguardo la presenza di brigatisti sulla destra se ne è già ampiamente parlato, qui ci preme solo sottolineare che, come appurato dalla nuova perizia sulla dinamica dell’agguato, la posizione della mini non agevola, anzi ostacola, eventuali sparatori dalla parte destra di via Fani (vedi il brigatista sulla destra)

La mini, targata Roma T50354, è di Patrizio Bonanni. La presenza dell’auto in via Fani è giustificata dal fatto che Bonanni risiede, seppur saltuariamente, in un appartamento in via Fani 109. Lo stabile è stato costruito dalla società Kiria, di cui la madre del Bonanni era socia, ed è stato venduto nel 1966 all’ente di previdenza dei farmacisti.

C’è un fatto che allerta, però, quella parte della stampa alla ricerca di nuovi misteri su via Fani: la mini di Patrizio Bonanni è intestata alla società immobiliare Poggio delle rose s.r.l di cui Bonanni è socio.

Come molte società di piccole dimensioni, la Poggio delle Rose, non gestisce in proprio la contabilità, ma si avvale di un società esterna: la Fidrev.

La Fidrev è una società ben nota da anni all’opinione pubblica, infatti, come affermato dagli stessi vertici dei servizi, era stata incaricata della consulenza bilanci e fatture del SISDE a partire dall’ottobre del 1978 per dieci anni. Oltre che del SISDE, la Fidrev teneva anche la contabilità di alcune società di copertura riconducibili ai servizi.

Da qui il fatto di identificare anche la Fidrev e la Poggio delle Rose come società di copertura dei servizi il passo è breve:

La FIDREV gestisce l’organizzazione amministrativa e logistica del SISDE da tempo, ed è in stretto rapporto con il Ministero dell’Interno. Fa falsi verbali di false assemblee per fare falsi bilanci da depositare in tribunale, e si avvale di altre società di copertura alle quali delega, ad esempio, l’acquisto delle automobili o degli immobili o delle attrezzature che servono agli scopi del Servizio. Tra queste società di copertura ci sono e ci saranno, oltre ad altre che qui non interessano, la Immobiliare Kepos SRL, la Immobiliare Proim SRL, la Immobiliare Savellia SRL, la Immobiliare Gradoli SPA, la Caseroma SRL, la Gus S.A.S., la Gattel e anche la Immobiliare Poggio delle Rose, quella a cui è intestata la Austin Morris blu presente sulla scena del crimine al posto del furgone del fioraio. Ibid., pag. 16

Purtroppo ben poco di quello che afferma con tanta sicurezza D’Adamo è vero. Come già detto la Fidrev ha tenuto la contabilità di alcune delle società di copertura dei servizi, citate da D’Adamo, ma assolutamente non risulta che sia stata collegata con le strutture operative del SISDE e meno che mai abbia fatto “falsi verbali di false assemblee per fare falsi bilanci da depositare in tribunale” tanto che malgrado le continue citazioni della stampa nei suoi confronti non è stato mai aperto nessun procedimento penale.

La Fidrev non è certo una di quelle piccole società, simili a scatole vuote, create apposta per coprire particolari interessi e chiuse in breve tempo. Nata nel 1941 e tutt’oggi in attività, è una delle società storiche nell’ambito del settore della contabilità di terzi, che nei suoi 77 anni di vita, ha curato la contabilità di centinaia di società

Quest’ultima società [la Fidrev] si occupava di curare i conti e presentare i bilanci di varie società. Il giro di affari era molto grosso (…) dall’accesso che era stato fatto alle conservatorie si parlava, penso, di decine e decine di faldoni di carteggio, perché l’attività datava dal 1941 ed era vastissima. Lamberto Giannini funzionario P.S., CPM2, seduta del 08/07/2015, Pag.8

Riguardo, poi, la società Poggio delle Rose lo speciale nucleo della polizia, su incarico della commissione parlamentare, ha svolto accurate indagini appurando che la società e rimasta in vita per ben 23 anni ovvero dal 1971 al 1993. Soffermandosi in particolare sul 1978 si è riscontrato:

siamo andati ad acquisire il bilancio del 1978 per poter verificare se avesse qualche forma di attività, oppure non ne avesse alcuna. Quest’acquisizione ha dimostrato non solo un’attività, ma anche che c’era stata un’uscita di denaro per l’acquisto di un’autovettura, che poi era quella intestata alla Poggio delle Rose. Ibid, pag. 6

Quindi, malgrado la presenza della sua auto in via Fani sia ampiamente giustificata, malgrado, riguardo sia la sua persona e che la società Poggio delle Rose, non sia emerso nessun tipo di collegamento con i servizi segreti, Patrizio Bonanni si ritrova, inopinatamente, tra gli agenti segreti che la mattina del 16 marzo portano a compimento l’agguato nei confronti di Moro e della sua scorta.

Unica colpa quella di avere affidato, come altre decine di aziende, la contabilità della sua società alla Fidrev, non una società qualunque ma una delle aziende leader nel settore.


La mini del repubblichino.

C’è un’altra macchina in via Fani, che, a tanti anni di distanza, attira l’attenzione. È, stranamente, ancora una Mini parcheggiata sul lato sinistro della strada, alcuni metri oltre il bar Olivetti.

mini via fani

La mini minor verde parcheggiata sul lato sinistro di via Fani alcuni metri dopo il bar Olivetti

 

E' un piccolo particolare che fa sobbalzare chi è in cerca di misteri: l’auto è di proprietà di Tullio Moscardi, un ex combattente della repubblica sociale italiana. Basta questo particolare e Moscardi diventa un “gladiatore” impegnato nell’agguato di via Fani:

E il colonnello Guglielmi, uno dei protagonisti di quelle manovre, non si presenta da solo in via Fani la mattina del 16 marzo 1978, perché sulla scena del crimine ci sono almeno altri due uomini collegabili ai gladiatori, il signor Bruno Barbaro e il Nuotatore/Paracadutista Tullio Moscardi, già ufficiale reclutatore dei reparti speciali Stay Behind durante la RSI. D’ Adamo, Chi ha ammazzato l’agente…., cit, pag. 31 

Ma quale è il ruolo dell'auto del presunto gladiatore nell'agguato brigatista? E' sempre D'Adamo che ce lo spiega:

Ad aiutare l’azione di Valerio Morucci, Franco Bonisoli, Raffaele Fiore e Alvaro Lojacono che sbucano da dietro le siepi di pitosforo del bar Olivetti chiuso da mesi, c’è anche la sua macchina.[di Tullio Moscardi] parcheggiata sul lato sinistro1 di via Fani, che offre riparo ad altri due killer, intervenuti a dare manforte ai brigatisti.Ibid., pag. 34

A parte il fatto che tutti i rilevamenti effettuati in via Fani, smentiscono la presenza di altri componenti del gruppo di fuoco (vedi chi ha sparato in via Fani) ma, anche prendendo per buona l'ipotesi di D'Adamo, c'è da rilevare la completa idiozia dei brigatisti, che, con tutti i modelli a disposizione, allo scopo di nascondersi, scelgono l'auto più piccola in commercio!

La presenza dell’auto in via Fani, anche in questo caso, è giustificata dal fatto che Moscardi ha una casa in via Fani 109.

Esilarante è, la notazione di D’Adamo riguardo la posizione dell’auto lungo la via:

Nessuno gli chiede perché non ha messo la macchina nel garage condominiale, né perché l’ha lasciata vicino all’incrocio, anziché metterla in una posizione visibile dal terrazzo del suo appartamento, che, affacciandosi sul vialetto di ingresso, permetteva di vedere soltanto una porzione ristretta di via Fani, davanti al numero 109 Ibid., pag. 39

E’ risaputo che uno dei passatempi degli italiani è osservare la propria auto dal terrazzo di casa! 

Riguardo la sua appartenenza ai servizi, Moscardi, come detto, durante il periodo della Repubblica sociale italiana è entrato a far parte della famigerata X MAS inquadrato, come afferma D’Adamo, nella Compagnia Comando del Battaglione Nuotatori/Paracadutisti.

Da allora e nei 33 anni che intercorrono tra la fine della guerra e il 1978 non c’è più nessun tipo di traccia riguardo ad una possibile militanza di Moscardi in qualsiasi tipo di organizzazione.

Le ricerche effettuate per conto della commissione parlamentare hanno appurato:

Gli accertamenti del Servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale della polizia di prevenzione in ordine a Tullio Moscardi e alle società per le quali ha lavorato non hanno sinora evidenziato alcun rapporto diretto con i Servizi di sicurezza CPM2, 1° Relazione… , cit. , pag. 102

Lo stesso D’Adamo, del resto, ammette:

Non ho altri elementi per ipotizzare un suo ruolo nella vicenda Moro se non la continuità di servizio di Moscardi negli anni del dopoguerra, insieme a Buttazzoni, e la presenza contemporanea in via Fani, la mattina del 16 marzo 1978, di altri uomini legati alle strutture clandestine di Gladio. D’ Adamo, Chi ha ammazzato l’agente…., cit, pag. 38

Gli altri uomini di Gladio sarebbero il colonello Guglielmi di cui abbiamo parlato in altra sede (vedi il colonello Guglielmi) e Patrizio Bonanni e Bruno Barbaro di cui raccontiamo in questo stesso articolo.

Per concludere un ultima citazione dal libro di D’Adamo, sempre riferendosi a Moscardi scrive:

A questo lato della sua personalità, su cui le testimonianze concordano, occorre aggiungere quello dell’intelligenza pronta e vivace. Leggeva ogni giorno cinque o sei quotidiani ed era in grado di effettuare sintesi originali ed acute, che lasciavano sorpresi amici e conoscenti. Questa sua attitudine mi fa pensare che non avesse dismesso l’esercizio di attività di intelligence. Ibid., pag. 39

Francamente non siamo riusciti a capire se si tratti di un'affermazione seria o di un calembour.

 

L’uomo dal cappotto di cammello.

Alessandro Marini, uno dei testimoni chiave dell’agguato di via Fani, oltre alla famosa moto Honda, riferisce anche un altro particolare:

subito dopo la fuga dei brigatisti, un uomo dell’età compresa tra i 35 e i 40 anni, si occupò di coordinare i primi soccorsi ed anche di gestire la viabilità, disponendo anche di una paletta di ordinanza. L’uomo, secondo il teste, si muoveva con una certa disinvoltura, come se svolgesse tale attività per professione.

In tutta la letteratura sul caso Moro, si è parlato per anni, di questa fantomatica figura attribuendogli tutta una serie di azioni messe in atto nei momenti successivi all’agguato: dal trafugamento delle borse di Moro al depistaggio delle prime indagini.

Nel 1993 Marini viene nuovamente intervistato sull’argomento da Davide Sassoli, giornalista di Rai tre, sul misterioso personaggio:

MARINI: “Un signore, non meglio identificato, che non conoscevo. Un signore distinto, di grossa corporatura, con un cappotto color cammello… Un flash che mi è rimasto nella mente, è di averlo visto in possesso di una paletta”.

SASSOLI: “Quindi lei ha pensato, questo è un poliziotto!”

MARINI : “Sì, qualcheduno che ci dava una mano, perché in quel momento, a differenza di me, era lucido, era più presente alla situazione, quindi poteva dare un contributo maggiore, al soccorso dei fatti” Trasmissione televisiva Rosso e Nero”,21/10/1993, 1993 Rai tre. 

Nel TG3 del giorno successivo, lo stesso Sassoli, intervista Bruno Barbaro, che a 15 anni di distanza, dichiara che l’uomo citato da Marini potrebbe essere lui.

SASSOLI: Signor Barbaro, ieri sera ha sentito a ROSSO E NERO la testimonianza del sig. Marini. Lei si è riconosciuto nel personaggio con i cappotto di cammello?

BARBARO: “Non il cappotto, ma un giaccone di cammello. TG3, ore 20, 22/10/1993

Alla legittima domanda del perché non avesse prima rivelato la sua presenza in via Fani, Barbaro ha più volte risposto:

Egli ha spiegato di non essersi mai presentato alle autorità prima del 1994, in quanto, nell’immediatezza dell’agguato, aveva rilasciato un’intervista al settimanale Epoca su ciò che aveva visto. Poiché l’intervista era stata pubblicata aveva ritenuto nota la sua presenza in via Mario Fani.Questa circostanza è stata riscontrata, acquisendo copia dell’articolo pubblicato su Epoca. CPM2, 1° Relazione… , cit. , pag. 97.

 

umberto barbaro

Bruno Barbaro in un immagine dell'agosto 2016 L'uomo dal cappotto di cammello è morto a Macerata il 10 gennaio 2018

A tanti anni di distanza, Barbaro, ricostuisce così gli avvenimenti di quella mattina:

Mi dovevo recare in via Fani in quanto, sempre all’epoca, al civico 109 si trovavano la sede e gli uffici della società Impresandtex srl, della quale ero amministratore. Mentre mi trovavo ancora in via Stresa (...), ho sentito degli spari che grazie alla mia esperienza bellica ho subito riconosciuto essere spari di mitra. Ho proseguito il mio cammino verso via Fani, credo a passo lento data la paura che la situazione mi incuteva (...). Giunto all’incrocio con via Fani, ho subito visto una scena che si presentava in questo modo. Vi era una macchina di colore chiaro davanti ad un’altra macchina di colore scuro e, dietro quest’ultima, un’altra macchina chiara. All’interno della prima macchina non c’era nessuno, all’interno di quella scura mi sembra di ricordare che ci fosse una sola persona seduta sul sedile di guida riversa sul volante che mi appariva morta, in quanto vedevo del sangue colarle dalla testa; nell’ultima macchina, invece, c’erano sicuramente due persone sedute davanti. Infine ho visto il corpo di una persona che mi sembrava deceduta posto perpendicolarmente all’ultima macchina. Credo sia stato questo punto che, per pietà umana, ho coperto il corpo che si trovava disteso per terra con un giornale aperto che ho trovato nell’ultima autovettura». Bruno Barbaro, intervista al Resto del Carlino, 1/8/2016

Di Barbaro si torna a parlare alcuni anni dopo a seguito di un’intervista, rilasciata al regista Giuseppe Ferrara, il 31 marzo 2004, da un suo ex dipendente, Giuliano Proto, in cui si insinua che la società di Barbaro. L'Impresandtex srl, che nel 1978 aveva due sedi, una in via Fani 109 ed una in Via Fusco, era una società di copertura dei servizi.

All’interno della società ogni tanto incontravo non solo Galizia e Insabato, ma anche altri di cui non ricordo il nome, che comparivano come collaboratori di Barbaro. Mentre però io avevo un rapporto con lui di tipo subordinato, questi ostentavano amicizia e confidenza con lui, pur essendo nullo il loro rendimento aziendale. Ho avuto l’impressione che venissero pagati per altre prestazioni. Tale aspetto dell’attività della società faceva il péndant con le 8 stanze della seconda sede dell’azienda (quelle in via Alfredo Fusco) che erano tutte ben arredate con scrivanie e mobili d’ufficio ma che erano quasi inutilizzate. Stanze le cui finestre erano per l’appunto affacciate sul parco della Pineta Sacchetti, proprio di fronte alla sede del SISMI (in linea d’aria, 2 Km). Non credo che questo significhi che tra i due edifici si potessero inviare segnali a vista, ma la vicinanza tra il cognato di un comandante dei “gladiatori” e la sede dei servizi segreti militari è per lo meno indicativa. Insomma tutto faceva pensare ad una copertura di attività di intelligence”. L’intervista completa a Giuliano Proto definito “Sig: G” è sul sito “Vuoto a perdere" http://www.vuotoaperdere.org/Libro/DocumentoInedito.htm

Anche in questo caso le indagini effettuate in merito non trovano nessun nessun riscontro. La nuova commissione Moro, che fa svolgere nuovi accertamenti, alla fine ammette:

Per ciò che riguarda eventuali collegamenti del signor Barbaro e della sua società con servizi di intelligence, gli accertamenti effettuati dal Servizio centrale antiterrorismo su incarico della Commissione non hanno fornito alcun riscontro e sono stati decisamente smentiti dall’interessato. CPM2, 1° Relazione… , cit. , pag. 98

Un'altra notazione viene fatta da D’Adamo riguardo l’ubicazione dell’appartamento di Barbaro in via Fani.

… il brain trust che ha organizzato e gestito la strage di via Fani ha uffici e uomini proprio in via Fani 109, sopra il bar Olivetti (...) Lì ha sede, come sappiamo, la Impresandex SRL di Bruno Barbaro, D’ Adamo, Chi ha ammazzato l’agente…., cit, pag. 76

Quel signore è presente anche sul terrazzo del primo piano del civico 109 sopra il bar Olivetti, dove aveva sede anche l’ufficio di rappresentanza di Bruno Barbaro, Ibid.pag93

Ancora una volta, dopo i nuovi acceramenti richiesti dalla commissione Moro, arriva la smentita.(2)

LAURA TINTISONA. Dirigente P.S.

In particolare, D’Adamo scrive (riporto testualmente): «Quel signore è presente anche sul terrazzo del primo piano al civico 109 (… )

Come detto, è stato accertato presso l’ENPAF, e anche con un sopralluogo fatto lì, che l’appartamento di Bruno Barbaro affacciava unicamente su un cortile interno.

Tra l’altro, escluso che si tratti appunto del balcone di Barbaro, anche la segnalata presenza sul balcone non sembra vera; infatti, da un esame di altre immagini estrapolate sempre da fonti internet, la persona indicata si trova non su un balcone, ma all’esterno, e sembra appoggiata alle strutture delle tende del bar Olivetti. CPM2, seduta del 10 giugno 2015 pag.12

 

Il cognato di un gladiatore è un gladiatore

Rimane da considerare un ultimo punto: la parentela di Bruno Barbaro con Ferdinando Pastore Stocchi ufficiale del Sid che dirigeva la base di Capo Marrargiu, sede di addestramento degli appartenenti a Gladio e a diversi corpi speciali.

Bruno Barbaro era cognato di Stocchi avendone sposato la sorella Licia. Barbaro ha sempre definito i rapporti con il cognato minimi e del tutto formali. Nella sua ultima intervista rilasciata al Resto del Carlino nell’agosto del 2016 cosi parlava di Stocchi:

«Gli davo dello stupido perché era di destra, ma mi era simpatico. Io ero vicino alla sinistra: sono stato partigiano, ho combattuto, militato nell’Anpi di Udine. Ho preso legnate dai tedeschi e dai fascisti, ma non racconto mai di quei tempi». Umberto Barbaro, Intervista al Resto del Carlino http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/bruno-barbaro-morto-1.3658987

Chiaramente la dichiarazione di Barbaro non basta a chi vuole per forza vedere i servizi segreti in via Fani, è sintomatico, a tale proposito, quanto afferma il deputato Gero Grassi in commissione Moro.

Le dichiarazioni di Barbaro di non avere rapporti con il cognato, il colonnello Bruno Pastore Stocchi, non è suffragata da alcuna testimonianza o prova documentale. Il cognato dice: «Non abbiamo rapporti», ma non c’è alcuna prova che non li avessero. Certamente a noi fa fede la testimonianza, ma non c’è la prova CPM2, seduta del 8 luglio 2015, pag. 22

Non sono coloro che affermano che Barbaro, attraverso il cognato, abbia fatto parte dei servizi segreti a doverlo dimostrare con riscontri oggettivi. E’ Barbaro, invece, in contrasto con qualsiasi logica giudiziaria, a dover esibire le prove a sua discolpa!!!

Infine, considerare la parentela con un appartenente ai servizi segreti come prova della militanza negli stessi servizi è una delle cose che ci ha sempre lasciato perplessi.

Chiunque affermasse che tizio, avendo il cognato che fa il panettiere, probabilmente anche lui è panettiere, sicuramente non verrebbe preso sul serio. Nel caso dei servizi segreti, con lo stesso assioma, è invece possibile costruire pagine e pagine di fantasie.

Alla fine dei nuovi accertamenti richiesti dalla commissione Moro, riguardo alle voci circolate per anni sul conto di Bruno Barbaro, il giudizio è inequivocabile

Allo stato degli accertamenti non sembrano, quindi, esservi evidenze di un ruolo attivo o comunque anomalo del signor Barbaro in relazione alla strage di via Fani. CPM2, 1° Relazione… , cit, pag. 98

Per concludere questo nostro articolo sulle "oscure presenze" più volte sventolate dalla pubblicistica dietrologica, riportiamo il commento del presidente della commissione Fioroni alla fine dell’audizione, dei funzionari di polizia riguardanti gli accertamenti relativi alle teorie presentate da D’Adamo nel suo libro:

perché abbiamo fatto tutto questo lavoro: lo abbiamo fatto perché avevamo una serie di tesi che erano state sollevate in Commissione, la macchina di Tizio, la macchina di Caio, il cugino di Sempronio e tutta una serie di elementi. Tuttavia, visto che molti siamo amanti di lettura e di libri, alla fine di tutto questo, se si nota un’eccessiva discrepanza tra ciò che viene scritto nei libri e le cose che risultano dimostrate, è mia intenzione mandare tutto a chi di competenza CPM2, audizione del 10/06/2015, Pag. 10

 


 

Note:

(1) A segnalare il libro di D’Adamo alla nuova commissione d’inchiesta è Sergio Flamini, il più noto “esperto” della vicenda Moro, membro della prima commissione parlamentare di inchiesta, autore di diverse pubblicazioni sull’argomento, da sempre schierato con il partito cosiddetto “dietrologico" torna all'articolo

(2) Nel libro di D’Adamo si segnala anche un'altra" oscura presenza":

Fra i funzionari presenti in via Fani il 16 marzo 1978 c’è un signore facilmente riconoscibile per la statura, il modo di vestire, la barba e gli occhiali Ray-Ban (…)Se la sua presenza a Roma nelle due fasi cruciali del caso Moro, il rapimento e l’assassinio, è giustificabile e comprensibile, il fatto che lo ritroviamo a Palermo in quel giorno e a quell’ora, con i cadaveri di Dalla Chiesa e di sua moglie non ancora estratti dalla A112, suscita almeno un po’ di inquietudine D’ Adamo, Chi ha ammazzato l’agente…., cit, pag. 95

Anche in questo caso le affermazioni di D’Adamo vengono totalmente smentite dagli accertamenti eseguiti. Non si tratta di un unico personaggio. Per la foto di via Caetani, data la cattiva qualità, non è stato possibile identificare il personaggio mentre le persone ritratte in via Fani ed a Palermo sono due persone diverse.

quello di Palermo, è stato identificato per il dottor Antonino Wjan,(…) invece in via Fani (…), si tratta non di un funzionario dei servizi, ma del dottor Giuseppe Pandiscia, all’epoca dei fatti commissario capo della polizia,(…) CPM2, audizione del 10 giugno 2015 pag.11 torna all'articolo



 
   


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Audizione sui nuovi accertamenti relativi alle presenze via Fani la mattina del 16/031978 ed esposizione del nuovo lavoro sulla ricostruzione delle traiettorie delle armi usate in via Fani. Intervengono: dottoressa Laura Tintisona, dottor Lamberto Giannini, dottor Eugenio Spina dottor Federico Boffi. dirigenti e funzionari della Polizia di Stato. Nuova Commissione Moro. 10 giugno 2015 - leggi

Proseguimento dell'audizione del 10 giugno 2015. Intervengono: dottor Lamberto Giannini,
dottor Eugenio Spina e dottor Federico Boffi. Nuova Commissione Moro. 8 luglio 2015 - leggi

Ricostruzione della dinamica della strage di via Mario Fani del 16 Marzo 1978 (ricostruzione delle traiettorie delle armi usate in via Fani)- leggi

La perizia balistica: Jadevito, Ugolini e Lopez - 1° perizia i - leggi

La perizia balistica Salsa Benedetti.- 2° perizia balistica - leggi

Il verbale della DIgos del 17/3/1978 che ricostruisce l'azione di Via Fani - leggi

L'agguato di Via Fani nel racconto di Valerio Morucci nel Memoriale - leggi

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