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Il caso Moro - Cronaca di un rapimento


 

16 MARZO 1978

 

In fuga con Moro

 

Conclusa l'azione i brigatisti iniziano la fuga. Un percorso studiato nei minini particolari, con passaggi in strade secondarie.

Il trasbordo di Moro dalla 132 al furgone avviene in Piazza Madonna del Cenacolo.

Nel parcheggio della Standa di via Portuese un nuovo trasbordo in una Ami 8 della cassa con dentro Moro.

L'auto con a bordo Moretti e Maccari arriva nella prigione del popolo in via MontalciniVia Fani 1

 

Nelle mani dei brigatisti

L'attacco brigatista in Via Fani è riuscito, la scorta è stata annientata. Mario Moretti esce dalla 128 diplomatica e, aiutato da Raffaele Fiore, fa salire Aldo Moro su la 132 ferma all'angolo tra Via Fani e Via Stresa.

Molti sono i testimoni che assistono al trasbordo:

l' altro individuo ha aperto la portìera posteriore sinistra della stessa autovettura ed ha fatto scendere un uomo ( che io ho subito riconosciuto per l'onorevole Aldo Moro. Questo secondo sconosciuto ha accompagnato sostenendolo per un braccio, verso il lato di via Stresa dove affaccia la finestra in cui io mi trovavo. (…) Qualche, istante dopo ho visto sfrecciare per Via Stresa, in direzione di Via Trionfale, un'autovettura di colore chiaro, che mi è sembrata una Fiat 128» Testimonianza di Antonio Calio Maricola, CPM1, vol XXX, pag.50

«Ho visto Aldo Moro sorretto da due sconosciuti che indossavano la stessa divisa da me prima descritta. Qualche istante dopo ho visto salire Moro, con i suoi due accompagnatori, su un'autovettura |che era ferma proprio al centro dell'incrocio in questione. Quest'ultima autovettura era certamente una Fiat. (..) Tale vettura è poi partita su Via Stresa in direzione via Trionfale» Testimonianza Giovanna Conti, Ibid, pag. 52

Sulla 132 blu che corre verso Trionfale ci sono: Bruno Seghetti alla guida, accanto a lui Mario Moretti, sul sedile posteriore c'è Aldo Moro controllato da Raffaele Fiore.

Anche gli altri uomini del commando risalgono in macchina ed abbandonano Via Fani. Lojacono e Casimirri salgono sulla 128 bianca, insieme a loro prende posto anche Gallinari. Sulla 128 blu ci sono Barbara Balzerani e Bonisoli Secondo quanto stabilito la guida è affidata a Valerio Morucci che però è ancora al centro dell'incrocio.

«Io avevo il compito, una volta sparato contro la scorta di Moro, di prendere le sue borse dall'auto, ma ho eseguito questa operazione con un certo ritardo rispetto al previsto, È accaduto in fatti che, subito dopo l'inizio dell'azione, o meglio subito dopo che gli agenti erano stati uccisi, ho provato un senso di confusione che mi ha fatto perdere per alcuni momenti la cognizione del tempo, e mi ha fatto muovere sul luogo dell'azione senza seguire con la necessaria rapidità i compiti che mi erano stati affidati. Rammento che fui ridestato da questo stato di confusione dal richiamo di uno dei bierre occupanti la 128 bianca (Gallinari), che mi esortò a muovermi, poiché la 132 con Moro era già andata via e altrettanto stavano facendo loro (Gallinari, Loiacono e Casimirri) con la 128 di scorta, mentre io ero rimasto lì in mezzo alla strada. A questo punto mi sono portato presso la 130 di Moro prelevando le due borse del presidente della Democrazia cristiana. Le borse erano in pelle e sono state portate da me sulla 128 blu, di cui presi la guida. Ho imboccato via Stresa, ponendomi al seguito delle altre due autovetture (a Fiat 132, con Moro, in testa e la Fiat 125, da cui ero distaccato di circa cinquanta metri.» Il piano originale prevedeva invece che la 128 blu sarebbe dovuta essere la macchina di testa delle tre ed aprire la strada alla 132 con Moro, seguita dalla 128 bianca in copertura posteriore. La perdita di tempo in via Fani ha fatto invece si che la 128 sia stata l'ultima auto a lasciare il luogo, recuperando poi la sua posizione di apristrada solo poco prima che le macchine si immettessero su via Trionfale. Valerio Morucci: Memoriale

 

Un convoglio di tre auto

Il convoglio delle tre auto abbandona Via Fani girando sulla sinistra in Via Stresa. Le auto arrivano in Piazza Monte Gaudio e da qui si si immettono in via Trionfale

Antonio Buttazzo, autista del condirettore dell'Itstat , che ha assistito agli ultimi momenti della strage, credendo ad un rapimento, torna alla macchina e tenta di seguire le auto in fuga:

«Ho seguito la Fiat 132 targata P 79560 per circa un chilometro percorrendo Via Stresa fino all’angolo di Via Trionfale. Qui ho notato che girava a sinistra e percorrendo Via Trionfale si dirigeva verso Roma. Ho proseguito l’inseguimento fino a dopo Piazza Igea» Testimonianza di Antonio Buttazzo CPM1, vol XXX, pag. 78

Continuando per via Trionfale, le auto, girano in Via Carlo Belli, qui Morucci, evidentemente ancora frastornato sbaglia la curva e viene nuovamente sorpassato dala 132 con Moro a bordo.

La signora Iole Dordoni che sta portando il cane a fare la solita passeggiata mattutina in Via Belli vede provenire da Via Trionfale:

«tre autovetture di cui la prima era di colore scuro e di grossa cilindrata. Tutte e tre viaggiavano a forte velocità. A bordo dell’auto scura vi erano il conducente ed un altro uomo con il busto ruotato verso il sedile posteriore. Costui con la mano sinistra teneva fermo sul sedile posteriore qualcuno o qualcosa che doveva stare giù ma che io non ho visto ... le tre autovetture hanno proseguito fino al punto di Via Belli in cui la strada è sbarrata da una catena sorretta da paletti di ferro» Testimonianza di Iole Dordoni, Ibid pag 81

Le macchine arrivano all'inizio di Via Casale de Bustis, una strada privata, il cui accesso è impedito da un catena chiusa con un lucchetto. Barbara Belzerani scende dalla 128 e, con apparente tranquillità, con un paio di tronchesi recide la catena.

Anna De Luca, attirata dall'inconsueta velocità con cui le tre auto percorrono Via Belli, le segue con lo sguardo e affacciandosi alla finestra che da su Via Casale de Bustis vede:

«una donna che manovrava con la chiave, presumo una chiave, vicino alla catena e al lucchetto. Dopo che è transitata la terza macchina la donna ha chiuso la catena è risalita bordo. Le tre vetture hanno proseguito per via Casal De Bustis nella direzione dove c’è l’incrocio di Via Massimi.» Testimonianza di Anna De Luca, Ibid, pag 82

 

I brigatisti si dividono

In via Massimi Seghetti lascia la guida della 132 a Mario Moretti e sale sulla 128 bianca, dall'auto scende contemporaneamente Gallinari che recupera una Dyane parcheggiata lungo la via. Probabilmente al volante è un irregolare della colonna romana mai identificato, il cui compito e soltanto quello di custodire l'auto in attesa dell'arrivo del commando. Le tre auto, seguite dalla Dyane proseguono il loro cammino.

All'angolo tra via della Balduina e Via Bitossi, Morucci scende dalla 128 blu e lascia il posto di guida a Bonisoli. A poche decine di metri, lungo via Bitossi è percheggiato un furgone Fiat 850. Anche in questo caso, è molto improbabile che il furgone sia stato lasciato incustodito, pertanto a bordo ci sarà stato sicuramente un altro brigatista mai identificato.

furgone

Il furgone Fiat 850. E questo il tipo di furgone utilizzato dalle BR per il trasporto della cassa con dentro Aldo Moro.

In via Bitossi Morucci è visto da Elena Maria Stocco

«verso le 9,25 una macchina che a forte velocità si è fermata in Via Bitossi, proprio davanti alla mia abitazione, proveniente da via Massimi. Da detta autovettura è sceso un uomo vestito da pilota civile, senza berretto, con impermeabile blu, e dopo aver preso una valigia tipo 24 ore si è avvicinato ad un furgone ha aperto lo sportello e vi ha buttato dentro la valigia.» Testimonianza di Elesa Maria Stocco, Idib pag 97

La signora Stocco è l'ultimo testimone che vede i brigatisti, da questo punto in poi la ricostruzione è affidata unicamente al racconto dei brigatisti.

All'angolo tra Via Balduina e Via Vincenzo Ambrosio il gruppo si divide. Moretti alla guida del 132, Gallinari alla guida del Dyane e Morucci con l'autofurgone a uno, due minuti di distanza, proseguono per via Balduina e si dirigono verso Piazza Madonna del Cenacolo. Le due 128 con a bordo gli altri componenti del commando girano in Via Ambrosio e si dirigono verso via Licinio Calvo.

 

Dal 132 al furgone Fiat 850

Moretti e Morucci parcheggiano la 132 e il furgone affiancate, dietro loro, a coprire parzialmente la vista, si pone il Dyane di Gallinari.

Moretti e Fiore scesi dalla 132, eseguono il trasbordo di Moro. Morucci si pone nello spazio tra il furgone e la 132, nella parte anteriore della vettura. Fiore e Moretti fanno salire Moro, coperto da un plaid, dallo sportello laterale del furgone al cui interno c'è una cassa di legno larga un metro e alta un metro e venti, con fori di respirazione, fatta costruire appositamente da un artigiano alcuni giorni prima dell'agguato.

 

Via Licinio Calvo

Eseguito il trasbordo, Raffaele Fiore, si pone alla guida della 132 ed arriva, anche lui, in Via Licinio Calvo,

La scelta di via Licinio Calvo non è casuale e non nasconde nessun mistero. In questa via , infatti, ci sono delle scalette che portano direttamente in Piazzale delle Medaglie d'oro. I brigatisti hanno la necessità di lasciare al più presto la zona di Monte Mario che è abbastanza isolata e quelle le scalette che permettono in pochi istanti, di arrivare in una piazza con molte fermate di autobus sono una vera manna.

Arrivati in piazzale delle Medaglie d'oro, prima Bonisoli e successivamente Fiore entrano in un bar e si liberano del giubbetto antiproiettile, dell'impermeabile da cui hanno staccato le mostrine. Il tutto, insieme alle armi,viene consegnato a Seghetti e Balzerani.

Bonisoli e Fiore, con un autobus, raggiungono direttamente la stazione Termini. Da qui con il treno tornano rispettivamente a Milano e Torino.

 

Il percorso del furgone Fiat 850

Il nuovo convoglio è formato solo dal furgone, con la cassa in cui è Moro, guidato da Moretti e dalla Dyane di scorta con Morucci e Gallinari.

Le due auto percorrono via della Balduina, l’attuale via Damiano Chiesa e via Fascetti, una strada privata che la mattina è però transitabile. Questo è il cosiddetto “primo taglio” delle strade principali per evitare possibili blocchi di polizia. Proseguono per via Papiniano, Via Proba Petronia e via di Valle Aurelia. Qui effettuano il secondo taglio: prendono via Baldo degli Ubaldi, Circonvallazione Aurelia, Piazza Carpegna, via del Casale di Pio V e via della Nocetta. Arrivati a Porta del Bel Respiro prendono via del Casaletto a meta della quale, ancora un taglio, svoltano per una stradina sterrata che scende direttamente a via Newton. Da viale Newton giungono, infine alla Standa di via dei Colli Portuensi.

«Siamo quasi a destinazione, non rimane che l'ultimo trasbordo nella macchina che "ufficialmente" frequenta la base predisposta per la prigione di Moro. II trasbordo avviene nel parcheggio sotterraneo della Standa dei Colli Portuensi: là sotto la gente carica ogni genere di sacchetti, scatoloni, cassette. Nessuno fa attenzione a una cassa appena più grossa del normale che passa da un furgone al baule di un'auto familiare. Che è la macchina di Lauretta.» Mario Moretti. Brigate rosse una storia italiana (Milano, Anabasi, 1994) pag.131

Verso via Montalcini

Nel parcheggio della Standa c'è Germano Maccari a bordo di una Ami 8.(1)

Nella confusione generale, nessuno si accorge del passaggio della cassa  con dentro Moro, dal furgone alla Ami 8.

ami 8

La Ami 8. Con una auto di questo modello, Aldo Moro, sempre chiuso nella cassa di legno, compie l'ultimo tratto del tragitto che lo porta in via Montalcini.

Morucci e Gallinari hanno concluso il loro compito.

«II tragitto di ritorno verso casa si svolge nel modo in cui lo avevamo programmato. Cambi di macchina, spostamenti del prigioniero da una all'altra. Vie tranquille, a volte anche private e chiuse. Provvediamo ad aprire i cancelli usando le tronchesi per tagliare le catene che li chiudono.

Lo studio attento e meticoloso delle vie di fuga attraverso le quali staccarsi dalla zona dell'azione è sempre stato un aspetto primario dell'impostazione del nostro lavoro. Pianificare bene il disimpegno militare da più certezze di riuscita a un nucleo operativo, che non la potenza di fuoco eventualmente dispiegabile nella ritirata.

Al parcheggio sotto il supermercato c'è l'ultimo passaggio. Un luogo dove è normale vedere persone alle prese con buste e pacchi anche di grandi dimensioni. Nessuno si meraviglia di una macchina nel cui baule alcuni giovani stanno caricando una cassa.

Il mio tragitto è concluso, l'ultimo tratto spetta ai padroni di casa. Mi avvio da solo a piedi per rientrare a casa» Prospero Gallinari, Un contadino nella metropoli (Milano, Bompiani, 2006) pag.185


Ormai i brigatisti sono tranquilli tutto è andato bene. Dalla Standa la Ami 8 percorre un tratto di via dei Colli Portuensi fino a Largo La Loggia, prosegue per via degli Orti Spagnoli e svolta a sinistra all'altezza di via Francesco Saverio Benucci la percorre fino alla fine girando poi a destra su via Montalcini.

Ad attenderli sotto casa c'è Anna Laura Braghetti l'intestataria della Ami 8  e della casa di Via Montalcini.

«Passeggiavo avanti e indietro per un breve tratto di marciapiede. Quando l'auto si avvicinò vidi Mario alla guida, Germano seduto accanto a lui. Prospero li seguiva a piedi. Erano vivi. Illesi. Chiesi: «Com'è andata?». Bene bene, tutto come previsto i nostri in salvo quelli che erano arrivati apposta dal Nord già in treno sulla via del ritorno. Eravamo eccitati e sollevati. Nel bagagliaio c'era una cassa di legno robusta, con due manici. Una volta entrati in garage controllai che in giro non ci fosse nessuno e la alzammo. Era pesantissima. La trasportammo fino in casa, poi nello studio.(...) Mario e Prospero indossarono dei cappucci, aprirono la cassa. Aiutarono Aldo Moro a uscirne. Era bendato. Io aspettavo di nuovo, fuori dalla porta chiusa. «Presidente» sentii dire da Mario con estrema cortesia «ha capito chi siamo?» «Ho capito chi siete» rispose Moro.» Anna Laura Braghetti: Il prigioniero

 


 Note:

(1) E' Anna Laura Braghetti, nelle sue deposizioni, ad identificare Germano Maccari come uno dei passeggeri della Ami 8 che trasporta in via Moltalcini la cassa con all'interno Aldo Moro.

Germano Maccari ha invece sempre smentito questa circostanza affermando di aver atteso Moro all''interno dell'appartamento di via Montalcini.

 

    

 

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