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ll caso Moro - Cronaca di un rapimento


 

16 Marzo - L'Italia tra incredulità e sgomento

 

La tranquillità di una mattinata di quasi primavera viene interrotta, alle 9:25 da un'edizione straordinaria del giornale radio.

Aldo Moro presidente della DC è stato rapito e gli uomini della scorta trucidati.

Inizia così la giornata più lunga della storia della Repubblica, con un paese sospeso tra incredulità e sgomento.


 

Una grigia mattina di Marzo

Giovedì 16 Marzo 1978. Roma si sveglia sotto un cielo grigio e basso: il sole sembra non ricordarsi che mancano soltanto pochi giorni all’ingresso della primavera. Un giorno come tanti, con la gente che esce insonnolita di casa per recarsi al lavoro, i soliti ingorghi e gli autobus stracarichi che portano in centro migliaia di persone. Tra un cornetto e un cappuccino, nei bar, si parla soprattutto della rocambolesca vittoria ai rigori della Juventus in Coppa dei Campioni. La nascita del IV governo Andreotti, che proprio quella mattina si presenta in Parlamento, sembra non interessare molto.

A quell’ora sono poche le persone che distrattamente ascoltano i programmi musicali della radio. All'improvviso, alle 9,25, la musica s’interrompe e parte la sigla del giornale-radio: è un’edizione straordinaria

«Gentili ascoltatori siete collegati con la redazione del GR2. Interrompiamo le trasmissioni per una drammatica notizia che ha dell’incredibile e che, anche se non ha trovato finora una conferma ufficiale, sembra purtroppo vera: il presidente della Democrazia Cristiana, on. Aldo Moro è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto davanti all’abitazione del parlamentare nella zona della Camillucia... I terroristi avrebbero sparato contro la scorta... avrebbero poi caricato a viva forza l’onorevole Moro e si sarebbero allontanati»

Inizia così la più drammatica giornata della storia repubblicana. Una giornata, la cui cronaca, resterà impressa nella memoria di tutti gli italiani.

Francessco Cossiga, il MInistro degli Interni, sta recandosi in macchina a Montecitorio qunado viene avvertito dal capo della Polizia Parlato

Mi muovevo dalla mia abitazione verso la Camera dove il Presidente Andreotti doveva rendere le sue dichiarazioni. Mi fermai con la macchina per andare a comprare delle riviste nell’edicola quando un sottufficiale di polizia che prestava servizio di scorta, mi disse che ero chiamato al telefono della macchina del Capo della Polizia. Parlato mi diede le prime notizie, cioè che vi era stata un’azione terroristica nei confronti dell’onorevole Moro. La notizia certa era quella dei morti e poi che l’onorevole Moro era stato rapito.

Io allora dissi all’autista di andare a tutta velocità a Palazzo Chigi e presi il telefono per chiamare l’onorevole Andreotti. Era in corso il giuramento dei sottosegretari e Andreotti non mi poté essere passato. Chiamai allora il segretario e gli dissi di avvertire Andreotti di quello che era accaduto. Francesco Cossiga. Prima commissione parlamentare sull'uccisione di Aldo Moro. Audizione del 23 maggio 1980

 

Il nuovo governo Andreotti

Da palazzo Chigi la notizia arriva in un attimo all'attiguo Palazzo di Montecitorio che lentamente va riempiendosi come nelle grandi occasioni.

Per la politica italiana, infatti, il 16 Marzo 1978 è un giorno particolare: dopo quasi trent’anni, il Partito Comunista, torna a far parte della maggioranza di Governo. 54 giorni di consultazioni hanno partorito un governo monocolore democristiano a cui PSI, PSDI, PRI e il PCI daranno la fiducia dall'esterno. Il Governo è il quarto che vede Giulio Andreotti Presidente del Consiglio. Ma il vero artefice della nuova coalizione è Aldo Moro che ha speso tutto il suo carisma e la sua diplomazia per ottenere prima l'appoggio del Pci e poì , in una drammatica seduta, il via libera dal Consiglio Nazionale del suo partito

La vita del nuovo governo, però, non si annuncia facile. La destra democristiana manifesta forti resistenze nei confronti dell'apertura al partito comunista.

Inquietudine serpeggia anche a sinistra. Berlinguer è fortemente deluso dalla lista dei ministri. Si aspettava un’indicativa inversione di tendenza, per porre l’accento sull’inizio di una nuova fase politica, erano stati concordati dei nomi nuovi in alcuni dicasteri importanti. Invece all’ultimo momento c’è’ stata una brusca frenata.

Il governo Andreotti che ripresenta i soliti personaggi democristiani è stato già battezzato come “il governo delle anime morte”. La base comunista è in fermento. I giornali del mattino non escludono un ripensamento da parte del Pci che potrebbe non votare la fiducia.

 

Le reazioni dei politici

In un’assemblea nervosa che si appresta ad ascoltare il discorso programmatico d’Andreotti la notizia dell’agguato a Moro, dopo i primi istanti d’incredulità, crea il caos.

Domande, opinioni, notizie e smentite s’intrecciano freneticamente: «E’ ferito» « No! è salvo «Sta al Gemelli» «No quello al Gemelli è una guardia». Molti hanno perso la testa. Un deputato della destra DC dichiara sardonico: «Cossiga sa tutto, faccia i nomi». Un suo collega perde le staffe «Per una frase del genere si può finire anche in carcere». Nei saloni di Montecitorio, Zaccagnini cammina smarrito, si accascia sul divano di fianco l’ingresso del bar; il viso segnato dagli occhi rossi di pianto dimostra visibilmente l’intensità’ dei sentimenti che lo legano a Moro. Vicino singhiozza persino Antonio Gava uno dei politici considerati più spregiudicati. Ai singhiozzi e alle lacrime di molti si uniscono gli sfoghi. « La pena di morte, le leggi eccezionali, ecco quello che ci vuole per questa gente» sibila La Malfa, interpretando i sentimenti di vendetta che serpeggiano nei capannelli dei deputati. Almirante se la prende con il ministro dell’interno Cossiga « bisogna mandarlo a casa... al suo posto ci vuole un militare». Tina Anselmi, solitamente serena e sorridente, è stravolta « E’ una dichiarazione di guerra. Per la guerra ci vogliono leggi di guerra, poteri eccezionali.» Panorama 28 Marzo 1978

Alle 9,40 il Gr2 si collega con il proprio inviato in Via Fani.

Non si hanno notizie dell’onorevole Moro. C’è intorno soltanto sconforto. C’è mutismo sul volto dei principali responsabili dei nostri servizi di sicurezza. Non si sa cosa dire; è uno spettacolo pietoso. In questo momento stanno portando dei lenzuoli bianchi per coprire le salme..

Alle 10,30 CGIL-CISL-UIL emettono un comunicato in cui si proclama uno sciopero generale nazionale dalle ore undici alle ventiquattro e si invitano i lavoratori "a manifestare pubblicamente, insieme ai partiti alle forze democratiche e alle forze sociali, la più ferma volontà di difesa della democrazia e della costituzione".

Alla Camera si riuniscono i capigruppo dei partiti. Si decide che il dibattito sulla fiducia sia estremamente breve. Entro sera il governo deve avere la fiducia sia dalla Camera sia dal Senato.

 

Un paese sgomento

Giornale

Nelle edicole arrivano le edizioni straordinarie dei giornali. L’Italia è sotto shock: le sedi dei partiti, dei sindacati, dei giornali sono tempestate di telefonate.

In molte fabbriche appena saputa la notizia, ancor prima del comunicato delle confederazioni, si proclamano scioperi spontanei.

Cresce la paura. Paura di sommovimenti imprevedibili. Paura di un colpo di stato alimentata da un’esplosione di voci incontrollate e sempre più allarmistiche. Sono in tanti a telefonare al Corriere della Sera per chiedere se sia vera la notizia che piazza del Duomo è presidiata dai carri armati. A Roma tra la gente cresce la tensione e lo smarrimento. Molti si attaccano al telefono e chiedono a casa di andare a prendere i bambini a scuola e far provviste di alimentari: sta per scattare il coprifuoco. Panorama 28 marzo 1978

 

Il movimento tra euforia e preoccupazione

Se la stragrande maggioranza della popolazione vive sentimenti di rabbia e sgomento, Nell'area della sinistra extraparlamentare si alternano momenti di euforia a momenti di preoccupazione. In alcune fabbriche, piccoli gruppi di operai si rifiutano di aderire allo sciopero generale. A Milano, durante una corteo dell'autonomia si inneggia al rapimento.

Quella mattina c'era un corteo dei lavoratori dell'Unidal che erano stati messi in cassa integrazione.

Durante il corteo esce una edizione speciale de «La Notte» con questi titoli «Moro sequestrato. La scorta uccisa: sono state le Brigate rosse». Il corteo ha un momento di stupore e, successivamente, di euforia mista a inquietudine. C'era la sensazione che finalmente succedesse qualcosa di talmente grosso per cui le cose non sarebbero state più le stesse. Molto eccitati, con gli studenti che partecipavano al corteo, andiamo alla mensa della scuola e si decide, strada facendo, di impiegare i soldi della cassa del circolo giovanile per acquistare dello spumante, brindare a questo fatto e coinvolgere in questo brìndisi i lavoratori della mensa, gli inservienti: cosa che avviene. Era un tipo di euforia che lo stesso giornale di Autonomia definì una sorta di droga pesante. Durò solo alcune ore perché si mise in moto un meccanismo che ci fece percepire le conseguenze di quel gesto. Intervista a Mario Ferrandi da La notte della Repubblica Sergio Zavoli

La fiducia al governo Andreotti

Allle 12.30 in un clima di grande tensione inizia la seduta a Montecitorio. Pietro Ingrao, presidente della Camera, visibilmente scosso, esprime «Lo sdegno per l’attacco infame allo Stato democratico, il nostro profondo cordoglio per le vittime di questa mattina e la più piena appassionata e affettuosa solidarietà ad Aldo Moro nella cui nobile figura vediamo offesa tutta la nostra assemblea.».

Giulio Andreotti si presenta in aula con un discorso programmatico breve e aggiornato agli ultimi tragici avvenimenti

L’imboscata all’onorevole Moro e l’uccisione degli agenti di scorta pongono angosciosi quesiti al nostro animo e rafforzano in noi la volontà di rimuovere, al limite delle umane possibilità, questi centri di distruzione del tessuto civile della nostra nazione. La compattezza delle forze politiche e di quelle sindacali, in questo assolutamente concordi, deve costituire la base di una sempre più vigorosa azione psicologica e tecnica per ottenere che l’Italia non abbia a precipitare in una spirale d’insicurezza e d’ingovernabilità (...) Anche prima di stamani tutti eravamo consapevoli dell’attuale stato d’eccezionalità per l’attivismo spietato dei terroristi, per il numero dei disoccupati, per il caotico disordine in molte scuole, per la disgregazione del sud, per la fragilità del nostro sistema economico finanziario aggravato da un massiccio debito pubblico con l’estero. (...) Non è molto importante quanto questo governo duri. A parte alcune difficoltà stagionali, quel che conta è che nessuno possa rimproverare a se stesso o agli altri di essere venuto meno all’impegno con tanta fatica elaborato nei 54 giorni di crisi»

La mobilitazione dei sindacati

Mentre alla Camera inizia il dibattito sulla fiducia, nelle piazze di tutte le più importanti città, milioni d’italiani, partecipano alle manifestazioni. Torino, Milano, Genova, Bologna ma anche Napoli, Bari. A Roma, nella tradizionale piazza S. Giovanni, si svolge il comizio più importante con i discorsi dei leader sindacali Lama, Macario e Benvenuto. Oltre 200.000 persone esprimono il loro sdegno contro l’ultimo attacco delle Brigate Rosse. L’ingresso nella piazza del corteo democristiano è accolto da un lungo applauso di solidarietà. Per la prima volta dal 1948 le bandiere democristiane si uniscono alle bandiere rosse. «Se qualcuno aveva dei dubbi sulla compattezza dei lavoratori nei confronti del terrorismo ora se li può togliere. Gli attentatori hanno alzato il tiro ma hanno spazzato via gli ultimi dubbi sulla loro vera natura» dice Piero Fassino del Partito Comunista.

Dal palco Luciano Lama rivolge un accorato appello alla collaborazione con le forze dell'ordine:

Un pugno di terroristi provocatori non può avere ragione di un popolo di 56 milioni di cittadini coscienti! Non è possibile che questo accada! Dobbiamo aprire gli occhi e collaborare con le forze che sono destinate per statuto a difendere la democrazia e la libertà del nostro paese in quanto forze dello Stato. Dobbiamo aprire gli occhi, dobbia­mo collaborare, dobbiamo partecipare con impegno!

Ne con le Br ne con Moro

Nelle assemblee, convocate a fatica, nelle ore successive al rapimento, il movimento cerca di definire una linea. Da una parte c'è la presa di distanza dall'azione delle Br, con la preoccupazione relativa ad un restringimento degli spazi di manovra. L'autonomia attraverso un comunicato della rivista “ Rosso” dichiara: “ La nostra condanna è senza termini.” D'altra, il timore di diventare “ pesci nell'acqua sporca del consenso allo Stato e alla DC”. Le radio della sinistra extraparlamentare mandano in onda centinaia di telefonate con gli sfoghi dei militanti «Aldo Moro non è uno dei nostri, non è l'angelo protettore degli italiani, eppure, anche se abbiamo fischiato le bandiere della Dc, in piazza siamo scesi per lui. Una follia. Il sindacato dopo aver affossato ogni sciopero contro il carovita o contro la disoccupazione, ha mobilitato 50 mila persone a sostegno della Dc» «Compagni, attenti, qua stanno santificando Moro. Ma ci stiamo dimenticando chi è stato per noi quest'uomo in questi ultimi trent'anni?» « Altro che lottare per noi, le Br ci fregano, ci mettono col culo per terra, ci lasciano scoperti in fabbrica e fuori rispetto al Pci che ha buon gioco a invitare i compagni a "farsi Stato", ad aggregare tutti sui contenuti della Dc ».

Alle 20,30 la Camera dei deputati, con 545 voti favorevoli e 30 contrari, concede la fiducia al IV governo Andreotti. In piena notte anche il Senato, con 267 sì su un totale di 272 votanti, darà il via libero al nuovo governo. Subito dopo il voto della Camera, il Presidente del Consiglio rivolge in televisione un appello al paese:

L’obiettivo del governo è riportare una tranquillità di vita nelle città italiane. Obiettivo che non contrasta minimamente con quella che si chiama la fermezza dello stato e che non ha niente di reazionario, niente di repressivo.

La notte scende su una Roma spaventata: cinema, teatri, ristoranti sono vuoti; la gente preferisce restare in casa. Le strade deserte sono presidiate dalle forze dell’ordine che continuano nelle perquisizioni e nei posti di blocco.


         

 

 

Il verbale della DIgos del 17/3/1978 che ricostruisce l'azione di Via Fani - leggi

CRONACA DI UN RAPIMENTO

* Via Fani: ore 9:03 - leggi

* Via Fani: i testimoni oculari - leggi

* Via Fani: i racconti dei pentiti - leggi

*  Via Fani: la parola ai brigatisti - leggi

* Via Fani: l'agguato - leggi

*In fuga con Moro - leggi

* Nella prigione del popolo - leggi

* 17 marzo Una città in stato d'assedio - leggi

* 18 marzo Il primo comunicato br - leggi

 

 

Il primo verbale della Questura di Roma che ricostruisce l'azione brigatista di Via Fani - Leggi

La dinamica dell'agguato terrorista ricostruta nella sentenza di primo grado del Processo Moro. - leggi

L'azione di Via Fani attraverso le confessioni dei brigatisti. - leggi

 

 

 

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